Odio dunque sono

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#ODIO DUNQUE SONO

Chi per sms ride iniziando con H – hahah.
Il computer che si scarica quando il caricabatterie non è in prossimità della mano che si allunga.
Il gelo nella macchina di prima mattina.
Chi cita senza citare.
Chi si lamenta, di chi si lamenta del Lunedì mattina.
Chi mi saluta con “ciao cara”.
Dover tornare puntualmente indietro a controllare se ho chiuso la macchina, cinque secondi dopo aver chiuso la macchina.
Il mio iphone che per caricare una pagina mi fa dimenticare il perché ho deciso di caricare quella pagina.
La burocrazia, tutta.
Chi non “risponde a tutti” nelle mail.
Dover gestire l’attesa.
I siti internet con la navigazione verticale.
Chi odia i gruppi di whatsapp a prescindere.
I refusi.
I post dei vegani su fb.
Le richieste ostinate a Candy Crush &co.
La fettina alla pizzaiola.
Chi cambia foto profilo, e non sa nemmeno il perché.
I colori non abbinati.
Chi mi conferma competenze che non ho, su Linkedin.
Chi abusa delle parole.
Chi risparmia le lettere.
I libri iniziati e non letti.
Non ricordare se ho preso la medicina, due minuti dopo aver preso la medicina (se l’ho presa).
Chi dice sempre odio.

Infatti amo pure un sacco di cose, ma è Lunedì.

PS: ecco, per esempio amo lui e la sua arte.

[To be continued…]

Napul’è mille culure

Ciò che più mi piace dei miei Viaggi, è quell’immancabile dose di improvvisazione alla quale proprio non riesco, e non voglio, rinunciare.

Quella che un 26 Dicembre qualsiasi ti fa alzare dalla tavola imbandita (con grande fatica, lo ammetto) prendere il computer e prenotare 2 biglietti a/r nel weekend per nientepopodimenocheNapoli!

E quindi libro nuovo di zecca, musica nelle orecchie e l’amica di sempre a fianco.
Quelle costanti, le mie, che ti fanno pensare “cosapossochiederedipiù?”

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Un’ora di viaggio. Troppo poco per addormentarmi, troppo tempo prima di poter addentare la prima sfogliatella!
Soprattutto perchè quando arriviamo a Napoli, dopo il primo abbraccio con Max che ci aspetta in stazione inizia una corsa contro il tempo per cercare di sederci da Sorbillo (una delle pizzerie storiche di Napoli) che, ok che qualcosa da smaltire ce l’avessi…ma se non mi sono mai iscritta ad una maratona, un motivo c’è.

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Ma tant’è. Arriviamo.
Ecco “cercare di sederci” in questo caso non è un eufemismo, è pura utopia.
Troppa gente, troppa fila…troppa fame!
E poi abbiamo un programma serratissimo, non possiamo permetterci tutta questa attesa decidiamo quindi di ripiegare per un pranzo fugace dando appuntamento al resto della ciurma alle 15:30 da Gambrinus.

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Ecco, altra precisazione: se a Napoli dai appuntamento dopo pranzo ad un’amica che non vedi da un po’ di tempo…può succedere che dopo aver bevuto uno dei caffè più buoni che ricordi, ti ritrovi in mano una barattolo di mulignane sott’olioamici vi ho portato le melanzane sott’olio che ha fatto mamma, ma voglio una foto mentre le mangiate, sennò mamma ci rimane male!”

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Baci, abbracci, melanzane, risate…e si riparte.
A questo punto l’unica cosa che ci divide dal tunnel borbonico è un’imbracatura, un cappello da speleologo con tanto di torcia, guanti alla mano e spiegazioni di rito.
Eseguiamo alla lettera tutto quello che ci spiega pazientemente Mauro, la nostra guida.
Una di quelle persone che ama il suo lavoro e lo fa percepire dal primo all’ultimo istante di questo tour.
Ed è così che ci ritroviamo in fila indiana, esploratori curiosi di questa meravigliosa Napoli sotterranea.

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Sì, perchè ci sono quelle città che devi osservare col naso all’insù per cercare di capire dove finisce quel grattacielo o quella torre panoramica.
Ci sono quelle che puoi ammirare dai tetti o perderti nei canali.
Capitano poi quelle città che conosci scrutandone i particolari, cercando i dettagli e guardando le persone. Ed è il caso di Napoli.
Ma questa volta Napoli è anche andare in profondità, cercare di non trascurare nulla, conoscere il mondo che si cela sotto. E rimanerne meravigliati.

“…per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto…

Ed è vero.
E’ nascosto nell’acquedotto, nell’immaginarsi il lavoro dei pozzari, nell’esplorazione della cisterna.
Nei simboli della massoneria incisi nel tufo… “…circa due anni fa sono venuti dei massoni, della loggia Grande Oriente, quando siamo arrivati qui davanti ci hanno chiesto di allontanarci e di lasciarli soli…dovevano compiere un rito”

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La curiosità ed il fascino di questo percorso aumenta ad ogni passo.
Per questo quando arriviamo alla fine del percorso la stanchezza di queste due ore sotto terra non si percepisce affatto.
Ma non abbiamo tempo per considerazioni romantiche, Max ci lascia una quarto d’ora a testa per prepararci prima di prendere parte al Mercante in fiera a casa Bello, un evento unico nel suo genere.
Quelle cose che ti fanno amare le tradizioni, i riti appunto.

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Si percepisce la tradizione, gli aneddoti accumulati negli anni, la voglia di stare insieme il sapore vero dell’Amicizia.
La stessa che si è rotta quando Carlo, la mascotte della nostra squadra, ha scoperto che ci eravamo appena aggiudicate un’asta per 155€!

Ecco, non so se ho temuto di più il suo sguardo a fine serata o la sveglia delle 8 impostata per l’indomani.
Ma con innegabile fatica ci alziamo dal letto e con altrettante impresentabili occhiaie mi presento davanti a Manu che ci aspetta davanti alla biglietteria per iniziare un altro tour, il Miglio Sacro.
Percorrere un miglio sottoterra vuol dire scoprire che San Gennaro era un uomo alto 1,90m, rimanere sbalorditi per la quantità di teschi e di ossa del cimitero delle fontanelle, passare per il Rione Sanità e accorgersi della storia millenaria e della tradizione che si nasconde in ogni suo angolo, in ogni panno stesso, in ogni paniere sceso dal balcone.

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Le poche ore di sonno e la stanchezza iniziano a farsi sentire e noi dobbiamo riscattarci per il pranzo del giorno prima.
Corriamo da Pizzeria Lombardi, e ci perdiamo in quelle chiacchiere lente e sorridenti che ti ricordano che non solo è Domenica, ma che sei a Napoli in compagnia dei tuoi amici.
E allora il Tempo si blocca, si ferma, rallenta. L’inesorabile non è più scadito dal ticchetìo delle lancette ma dalle risate, qualche foto, e l’organizzazione di weekend futuri.

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Sì, alle cinque parte il treno, ma c’è tempo, ancora un po’.
Per godere di questi attimi.
Per godere del profumo che emanano le sfogliatelle di Attanasio (souvenir senza il quale non avrei potuto mettere piede dentro casa) e per godere dei racconti di Manu su uno spettacolo teatrale che entra di diritto nei buoni propositi del 2015 alle porte.

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E salendo sul treno, penso ad una cosa. Che è una conferma.
Ci sono quelle Amicizie per cui le distanze, quelle spazio temporali non sono e non saranno mai un ostacolo.
Ed io, sono fortunata.

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“Ci vogliono i riti”

Qualche giorno prima di Natale ho letto una frase.
E averla avuta sotto gli occhi proprio prima di questo Natale, non credo sia un caso.

Non è un caso quest’anno, che sembra tutto molto diverso.
Quando non capisci cosa ci sia da festeggiare e semplicemente l’idea di farlo ti fa sentire colpevole di una felicità che non dovresti meritare quando dall’altra parte c’è una mancanza così.

Ma decidi di farlo.

Per Jacopo che cresce e ogni volta che sale sulla sedia per dire la poesia é più grande.
Per quando scoprirà che Babbo Natale non esiste e lo sarà ancora un pó di più.

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Perché Natale per me è un tetris delicato in cui destreggiarmi da anni.

Perché da anni a Natale c’è uno scambio di alcuni msg di auguri che sembra un appuntamento, un tacito accordo, al quale nessuno dei due desidera mancare.

Perché il 25 Dicembre è l’autostrada con la galleria del gran sasso, una sorta di finestra su quella parte di mondo incontaminata, intatta nei ricordi dell’infanzia.

Perché è fare colazione con il panettone inzuppato nel latte fino al 7 Gennaio (facciamo anche l’8:).

Perché è vero che il consumismo rende tutto un pó meno sentito, ma accompagnare con un biglietto di auguri sincero, quei pacchetti comprati nei ritagli di tempo e incartati all’ultimo secondo, ripristina il loro vero valore.

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Perché Natale è tradizione culinaria, per quei piatti che puoi mangiare anche tutto l’anno, ma a Natale hanno un sapore diverso.

Perché Natale è mio fratello che mi dice “ti va di passare un attimo a vedere il mare?!”
E ti sembra il suo regalo più bello.

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Perché tu non ci sei quest’anno.
Ma “ci vogliono i riti
Me lo hai insegnato anche tu.

Auguri.

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Venezia, quando l’Amicizia è una cosa semplice.

12 Dicembre 2014.
Si torna a Venezia, si torna dai fioi.

E con loro, scopriamo un altro pezzetto di mondo, che ci mancava.
Dopo tante volte in laguna, la nostra prima volta a Murano e Burano.
Simili nel nome, ma non gareggiano per bellezza: Burano fa parte di un altro campionato.
L’isola del vetro, una. Famosa per i merletti, l’altra.
Ma manifatture entrambe lontane dalle mie mire.
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Piuttosto, parliamo di cose interessanti: i bussolà!
I biscotti più buoni (e calorici) che io abbia mai mangiato: un tuorlo d’uovo e un panetto di burro più o meno per ogni ciambellina.
Consigliati più volte e scoperti grazie al consiglio di una signora “...andate da Bruno, il proprietario è Napoletano, ma la cucina è Veneziana doc..
Cercavamo un bacaro come una volta, e siamo stati accontentati.
Ai Bisatei“, così si chiama il ristorante di Bruno, burbero ma accogliente al tempo stesso.image_2

Ci offre mini spritz e iniziamo le danze.
Gli chiedo se è lui il proprietario partenopeo di cui ci avevano parlato e mi risponde con estrema fierezza “…di Spaccanapoli!
Quindi mi viene spontaneo chiedergli com’è per un Napoletano vivere a Murano e anche in questo caso la risposta è pronta e sicura “...da 4 milioni di abitanti a 4 mila. È meraviglioso. Mi vogliono fare sindaco qui
E non stento a crederlo.
Soprattutto quando si presenta con un mini flûte di vino e ci tuffa dentro la goduria di cui sopra.
Con l’occhiolino suggerisce “teneteli dentro 10 secondi“.
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Sazi e felici, ci dirigiamo verso Burano.
Mi innamoro letteralmente.
Sembra di stare in un presepe.
Le casette colorate. Le luci di natale che poco a poco iniziano ad accendersi.
Un incanto.
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Ed è lì che penso alla frase: l’amore è una cosa semplice.

Ma l’Amicizia? Anche lei può esserlo?
Questa amicizia, nata per caso ad Erice, in Sicilia.
Che ha visto bacari tour, carnevali, osterie e sagre delle castagne.
Che ha attraversato l’Italia, passando per Roma, che è rimasta nel cuore per una cena in fraschetta.
Che ha viaggiato fino a Lecce, che ha sconfitto il freddo di Torino arrivando a festeggiare un Capodanno insieme a Vienna

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Che dopo un anno e mezzo, ci ritroviamo a bere vino, tanto vino, molto vino.
A cantare squarciagola, ballare il twist e ridere a crepapelle.

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Sí, l’Amicizia é una cosa semplice.
Quando è fatta di persone così.

Amsterdam è…Gezellig!

Si fa presto a dire “da questo viaggio torno con un bagaglio ricco di esperienze e bla bla“…quando il bagaglio torna a casa con te!
E’ a dirlo con una denuncia per smarrimento bagaglio in mano…che la questione si fa un pelo più complicata!Eppure…
Eppure questa Amsterdam (al netto della valigia a spasso nel mondo, il viaggio nel Viaggio -quando dici trip-, il freddo che a tratti ci ha fatto dubitare della reale esistenza delle mani e dell’attaccamento al nostro corpo) si è impadronita di un altro pezzetto di cuore che ora se ne sta seduto ai bordi di un canale godendosi il panorama.Il motivo?!
Prima di tutto, lei…la nostra dimora.
Dormire per la prima volta in un’houseboat è stata una delle esperienze più suggestive mai provate.
(Arrivarci alle 01.30, di notte, scavalcando una traliccio perchè non conoscevamo la strada, anche!)Ma quello che ricordo è il calore (intanto quello dei termosifoni, la remora più grande prima di arrivare) ma soprattutto quello visibile agli occhi.
Le luci del salotto.
Il riflesso del canale sulle finestre.
Una colazione speciale.
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Gli altri motivi gironzolano in bicicletta tra i canali.
Fermandosi a bere un caffè americano da Starbucks per dare sollievo alla mani infreddolite, e riprendendo presto la rotta per il mercato dei fiori, l’Heinekein experience, o la casa di Anna Frank.
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Ma è per nessuno di questi motivi che desidero tornarci, e farlo presto.
Non è per l’esperienza nel coffeeshop (vaderetro, Satana) o per l’insolita gita al quartiere a luci rosse. È per la magia che questa città è stata in grado di regalarci.
Sì, chiudete gli occhi, e immaginate quell’atmosfera che solo Woody Allen sa far percepire.
Aggiungete una colonna sonora, chessó..questa.
E via!
Iniziate a perdervi nelle vie labirinto, nel reticolo del Jordaan, con la bocca aperta ammirate le case storte, fermatevi ad un caffè bruin, e camminate.
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Meravigliatevi della quantità infinita di biciclette.
Riscontrate con i vostri stessi occhi quanti e quali bei negozi, botteghe o cafè ci sono.
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Camminate ancora, e respirate la Gezellig olandese.Cos’è? eh…cos’è?!
Ne avevo sentito parlare e letto qualcosa. Ma non avevo capito che fosse realmente così!
Non abbiamo un termine italiano che sia in grado di tradurre questa parola, ma anche noi italiani, quando vogliamo sappiamo esserlo.
E’ ricevere aiuto da chiunque, e col sorriso, a qualsiasi richiesta.
E’ cordialità. Accoglienza. Farti sentire a tuo agio.
E’ essere ospitali e trasmetterti la voglia di non andar via. Ecco, io non volevo andar via.
E Nemmeno il mio bagaglio.
Ma è tornato. Dice che dobbiamo tornarci insieme, che c’è più gusto.
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Io mi fido, ma nel frattempo ci prepariamo per la laguna nostrana.
Venezia arriviamo!

Fabi Silvestri Gazzè, uno spettacolo…per davvero!

Alzo le mani, ho sbagliato.
Non avrei dovuto prendere il biglietto per il concerto di Fabi Silvestri Gazze per il 19 Novembre.
AVREI DOVUTO PRENDERLI PER LA PRIMA SERA E BISSARE!

Perché ora che è finito, vorrei rivederlo da capo e non smettere più di saltare e cantare.
E saltare e cantare insieme (lo sai fare?)
2 ore e mezza di puro brivido.

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Ho comprato un biglietto, ed ho visto 3 Spettacoli.
Ho assistito alla magia di 3 artisti che fondono la loro arte per regalare un concerto unico nel suo genere.

La sinergia tra loro, l’amicizia palpabile, l’empatia col pubblico, la semplicità di 3 persone che non hanno dimenticato le loro origini, ma anzi le hanno raccontate con un video.
E l’assoluta particolarità delle loro voci.

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Vecchi successi, nuovi tormentoni ed un ultimo album.
È stata questa la colonna sonora di una serata perfetta.
L’emozione per Occhi da orientale.
Il brivido per Vento d’estate.
E non vedere l’ora che arrivasse Il negozio di antiquariato.
È stato saltare sulle note di Sotto casa e andare di fretta con Gino e l’alfetta.

Quando le aspettative sono alte, vengono sempre disattese.
Questa volta è successo molto di più, sono state incredibilmente superate.

Questa unione è controtendenza: succede spesso che dopo diversi anni di successi, le band si sciolgono.
Qui è il collettivo a vincere.
A regalare adrenalina, intensità, commozione, uno spettacolo.
E CHE SPETTACOLO.

Che m’ha preso l’anima…DE LI MORTACCCI TUUUUA!!”

Bello, bello, bello!

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Viaggiare, è un lungo…mangiare.

Lo so, non era esattamente così che recitava il detto.
Ma questa frase calza a pennello con il mio ultimo weekend Torinese.
Ok, è anche vero che il cibo è una componente importante in o g n u n o dei miei viaggi…ma questa volta, ho un po’ esagerato.

Riassumerei quest’ultima cartolina che porto via da Torino, intitolandola “i piaceri della vita“.
Quelli che ti fanno riscoprire i cinque sensi.
Che ti riscaldano con un abbraccio e shekerano nell’effervescenza di una risata.
Due. Tre. Un numero indefinito.

E cosi porto dietro l’immagine del buongiorno perfetto: risveglio a casa di Ale, che affaccia sulla meravigliosa Gran Madre.
Ancora per poco.
No, non spostano la chiesa.
E nemmeno casa di Ale.
Semplicemente deve trovarsi un’altra sistemazione ed abbandonare a malincuore una delle case più belle di Torino.

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La lasciamo momentaneamente anche noi con una lenta e pensierosa passeggiata lungo il Po, illuminato da un Sole alto e raro.

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È stato un weekend tetris.
Dicevo sempre così quando tornavo a Roma.
Quando tornare a casa
voleva dire incastrare colazioni, pranzi, incontri al semaforo, saluti per le scale, birre, aperitivi e slittare un appuntamento anche di una mezz’ora voleva dire irrimediabilmente: fallimento!!!
Questa volta l’organizzazione al cardiopalma è capitata a Torino.
Per questo poco dopo ci troviamo a bere seduti davanti a bagel, tea caldo e cupcakes.
Pasticceria sweet lab.
Una bakery favolosa in via Principe Amedeo, 39.

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É qui che faccio l’incontro più dolce del weekend, finalmente conosco il mio nipotino acquisito, Vittorio.

Con quella compagnia non avrei potuto desiderare e chiedere di più.
Ma questo posto merita una visita.
A prescindere.

Ci concediamo lunghe chiacchiere prima di alzarci di nuovo per un’altra direzione e intrufolarci tra i vicoli di Torino.
L’amore per questa città, croce e delizia fino a qualche mese fa, la riscopro in ogni angolo.
Passiamo nella mia piazza preferita, Piazza San Carlo, e godiamo di una delle istallazioni più belle di Luci d’artista.

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Ma stavolta è la sete di shopping ad avere la meglio: entriamo da Mondo e ci perdiamo nei racconti del commesso che incurante della chiusura del negozio, ama il suo lavoro e ci racconta di Erareclam.
Brand che rimette in vita la pubblicità realizzando cinture, borse, pouf attraverso ex cartelloni pubblicitari

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È ora di cena.
E come di consueto nei quasi due anni a Torino, se dici cena, dici San Salvario.
Stavolta optiamo per “La Piola di San Salvario” via Saluzzo, 42.
Ordino una battuta di Fassone.
Un altro must della mia vita Torinese.
Da lì i ricordi sono vaghi, effervescenti, sorridenti, allegri, nostalgici.
Ed è così che finiamo a casa di Ale, a bere un’eccellenza siciliana, a parlare di spotify, parlare di viaggi e…a pianificare il brunch della domenica.

Eh si, per fortuna il nostro fegato non si lascia impressionare facilmente, così il giorno dopo sotto consiglio di Nic ci ritroviamo da Pai bikery.

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Officina specializzata in bici da corsa, scatto fisso, single speed, ma soprattutto cibo eccellente.
Il brunch della Domenica è qui.
Con ritmi lenti, odori di casa.
È per questo che passiamo 3 ore a chiacchierare senza neanche accorgercene.

E giuro, senza neanche accorgermi che dopo qualche ora, siamo di nuovo seduti.

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Open baladin, piazza Valdo fusi.
Anche qui sono i ricordi a farla da padrone.
Monaco, la foto del “dopo 3,4,5 litri”
L’appuntamento cinema del mercoledì.
Gli aneddoti del lavoro, quelli delle uscite.
Il sano gossip tra amici.

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Quei momenti che mi gettano con forza nella nostalgia di un pezzo di vita vissuta.
Importante.
Indelebile.

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Così finisce il weekend, con una sveglia alle 5 del mattino che mi riporta a casa.
Salendo sul treno lascio un fegato, le corde vocali e un pezzo di cuore.
Che sommate alle 47379953 calorie darebbero un bilancio decisamente negativo.
Ma la verità, è che non vedo l’ora di tornare.

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“E’ Viaggiare stando fermi”

È viaggiare stando fermi, è vivere altre vite

Questo ho pensato quando Venerdì sera sono stata alla mostra fotografica di Alex Mezzenga di Nuovi Scenari Roma e dei suoi allievi.

La mostra collettiva “Una foto per Genova” (gli entroiti di quanto venduto saranno un omaggio di beneficenza alla città di Genova) nasce da un viaggio nella Creatività affrontato durante questo ultimo laboratorio creativo.

Ad aprire la mostra le foto del Maestro.
Un lavoro geniale. Alex propone il gioco dell’identificazione:
..La maschera che ognuno di noi indossa è il proprio nome, un disegno che si sovrappone fisicamente al corpo. Un atto, quello di scriversi, che è una dichiarazione di disponibilità in un’epoca in cui predomina il ripiegamento e la chiusura. Un gioco che va fatto insieme ad altri (è difficile scriversi da soli allo specchio) e che testimonia della componente sociale di questo gioco del riconoscimento.
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Mi giro e mi trovo davanti al lavoro di C. Formisani.
…l’idea della rinascita e del venire al mondo. Rinascita nell’elemento acquatico, simbolo per eccellenza della vita.”
La resa è stupenda. Ma è l’idea che ha vinto: è il mio preferito.
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Da questa distanza apprezzo al meglio il lavoro di V. Cammalleri.
L’emblema della frase iniziale.
“...avevamo come compito quello di rappresentare degli orizzonti…ma dovevo studiare per l’esame di Stato così ho deciso di creare a casa degli orizzonti immaginari…
Ed è così che ci ritroviamo a New York, a Parigi e ovunque la mente sia in grado di andare.
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Torno bambina ammirando le foto di M. Sgrulletti.
Il suo lavoro mi prende e mi trascina con forza ad una ventina di anni fa.
Il suo lavoro mi riscalda.
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Trovo molto affascinante anche il lavoro di S. Domenici che capovolge la visione del mondo.
…attaccando un principio inconfutabile: quello di gravità…
E nascono così due mondi, uno sopra l’altro.
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Mi perdo nei vicoli di Bruges con il lavoro di I. Magrini
Non ci sono mai stata ma ancora una volta è questo lo stimolo per pensare di prendere una valigia e partire di nuovo.
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E sì, se si può viaggiare anche stando fermi…si può comunicare anche senza parlare.

Questo lo racconta N. Gubinelli che realizza un autoritratto dove la comunicazione è non verbale ma affidata ai segni delle mani.
…Un linguaggio universale, mani nitide e in primo piano…
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Il mio viaggio continua così, guardando queste foto e tutte le altre presenti.
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Quello di alcune foto invece è appena iniziato. Ieri si è tenuta un’asta e il ricavato dei lavori venduti sarà devoluto ai ragazzi del Teatro della Gioventù di Genova, teatro duramente danneggiato durante l’alluvione del 9 Ottobre scorso.

Per maggiori info:
+39 366. 3432713
www.nuoviscenariroma.it
info@nuoviscenariroma.it

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La mia Varsavia e i suoi preziosi insegnamenti!

Varsavia è bellissima.
Ma questo l’ho scoperto alla fine.
Partiamo dal principio e da quel gruppo su whatsapp che si chiamava prima “Oslo con furore” e che poi si è trasformato in “Varsavia low cost” (passando per Parigi, Londra e Dio solo sa quante altre mete).
Ma è così, mamma Ryanair anche questa volta ci ha regalato grandi emozioni (e un biglietto alla modica cifra di 50€ a/r)

Forse per il volo pagato poco, per qualche reticenza di troppo, legata all’immaginario di una città dell’est o semplicemente per la paura del freddo incombente…sono arrivata in Polonia con delle aspettative piuttosto basse.
E si sa, è in questi casi che si ricevono le sorprese più belle.

E insomma…sì, Varsavia è bellissima.
E come ogni viaggio che si rispetti, torno con il bagaglio pieno di piccoli insegnamenti. Ne elenco alcuni, per esempio:

– Che Booking.com non è affidabile: arrivi a Varsavia convinta di andare in un appartamentino accogliente in pieno centro e con ottimi feedback…ed è un attimo che ti ritrovi in un Novotel 4 stelle al 26° piano e camera con Vista.
Beh, per stavolta…MICA male!
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– Che se decidi di andare allo zoo, scopri che i bisonti non si sono estinti (quelli sono i mammut) che l’antilope non è “tipo una pantegana” ma è decisamente diversa.
E soprattutto che se un attimo prima vedi delle scimmiette divertirsi su un albero e pensi ad alta voce “ma siamo sicuri di poter dire che ci siamo realmente evoluti? loro si divertono tutto il giorno e noi passiamo le nostre ore davanti ad un pc a lavorare”...l’attimo dopo Stefano ti fa notare una scimmia intenta a ingurgitare le proprie feci e.. “sì, micky, forse un tantino ci siamo evoluti!!”

– Che il caffè a Varsavia non è tanto buono, ma se decidi di prenderlo da Caffè Nero puoi assaggiare una torta di carote squisita, e godere di un’atmosfera unica.
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– Che è quando pensi “è arrivato l’inverno!“, che l‘autunno rivendica con decisione che questo è il suo momento!
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– Che i ravioli cinesi (che mangiamo in Italia), a Varsavia si chiamano Pierogi.
E sono più buoni (ma ugualmente pesanti!)
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– Che tutte le strade portano al Novotel: in qualsiasi strada o punto della città ci trovassimo, eravamo sempre in grado di vedere l’edificio imponente.

– Che è la città con la vita meno cara dove io sia stata finora.

– Che se vai a Varsavia non puoi non andare qui: Bistro Varsavia…un posto meraviglioso in una delle piazze più belle d’Europa (non a caso patrimonio dell’Unesco) e ordinare una tartare.
Anche se sono le 17:20 e dopo un’ora devi essere in aeroporto per tornare in Italia. Ma d’altronde lo dice Peppe “in vacanza: no rules!”
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– Che ho avuto idee più geniali che mangiare un kebab alle 2 di notte.
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– Che dopo aver mangiato un kebab alle 2 di notte, pensando non fosse un’idea geniale, ho anche pensato che avrei iniziato in maniera i-n-a-m-o-v-i-b-i-l-e la dieta.
E invece il giorno dopo ho mangiato questo.
Ma d’altronde, come dire di no?!
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– Che su il Cielo d’Irlanda hanno scritto una canzone…ma anche quello di Varsavia, dice la sua.
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– Che se in tempi non sospetti, e a ragion veduta, avevo esclamato “mai mangiare in un ristorante con tovaglia a quadretti rossi e bianchi…poi non mi posso lamentare se, seduta ad un tavolo con tovaglia quadretti rossi e bianchi, mi portano questa zuppa: insapore, con taaaaanto odore (di aglio e cipolla insieme) e con un uovo sodo galleggiante dentro!
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– Che Copy-Left per me significa condivisione di cose belle. E il mio primo esercizio di bookcrossing con il libro di Guglielmo Lorenzo: Oggetti usati da Peter Mc Cook lasciato in un cafè all’aeroporto di Modlin a Varsavia in attesa che qualcuno lo adotti, ne è la testimonianza. (A proposito… se lo avete trovato, scrivete a petermccook@hotmail.com!)
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– Che viaggiare è una delle emozioni più intense che la vita mi regala. Ogni volta.
E se ti circondi di amici come i miei, ogni avventura diventa una storia da raccontare. Soprattutto se si tratta del primo vero viaggio insieme dopo 14 anni di Amicizia.
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Ed ora, tornata a casa…corro a depennare Varsavia dalla travel-whislist.

Ma niente paura. Si aggiungo altre due mete:

– Dachau e il primo campo di concentramento
– Matera appena eletta città europea della cultura 2019.

Quindi “…prenotiamo?!”


Giardino di Ninfa – e il curioso caso di Benjamin il rospo –

Premesso che non so per quale motivo le mie due migliori amiche lo hanno fatto, posso però dire che entrambe, in maniera cosciente e consapevole, hanno lasciato che decidessi io il programma della Domenica.

Alla mia ennesima, sfiancante, proposta di una gita fuori porta, hanno infatti acconsentito: e allora, che Giardino di Ninfa sia!

Di sicuro non è per mancanza di alternative che hanno detto (la mostra di Escher per esempio era lì ad attenderci), e nemmeno perché fosse propriamente dietro l’angolo (la sveglia che suona di domenica non fa mai piacere, soprattutto se ti costringe alle 9:00 fuori dal letto) ma tant’è: si parte!

Il Giardino di Ninfa esisteva nel mio immaginario solo per qualche foto vista qua e là e per la consapevolezza che è possibile entrarvi solo qualche giorno all’anno – necessariamente accompagnati da una guida-
E si sa, il proibito aumenta sempre il piacere.

Così dopo un’oretta abbondante di passeggiata in macchina, e con un caldo siderale a farci compagnia, arriviamo.

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Ad attenderci un sole altissimo (un pó di più dei ragazzi in deltaplano sopra di noi)
Ci concediamo un pranzo veloce e un sano tergiversare sui piaceri del caffè.
Ormai un must dei miei dopo pranzo.

Cominciamo a chiacchierare del piacere di svegliarsi con l’odore del caffè e finiamo concordando sui poteri indiscutibile della caffeina.

Ecco appunto, è ora di entrare.

Nei 10 minuti di coda alla biglietteria, sentiamo un signore parlare di una probabilmente pioggia di lì a poco. Ma fa troppo caldo e siamo troppo curiose di scoprire questa Ninfa tanto declamata, per poter decidere di credergli.
Lo ignoriamo…si entra!

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Conosciamo subito Alessio la nostra guida. Anzi, conosciamo subito Alessio, la nostra prolissa guida.
Ci racconta le origini di questo posto e la sua appartenenza alla famiglia Caetani.
Scopriamo che questo Giardino fa parte dei 10 più belli del mondo.
Rimaniamo colpite dal continuo cambio di vegetazione, dalla presenza di ruderi appartenuti all’epoca di Bonifacio VIII, ormai perfettamente mescolati con la natura circostante.
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Nonostante un racconto non troppo coinvolgente da parte della nostra guida, siamo sempre più curiose di scoprire le meraviglie di questo posto, se non fosse che dopo appena un quarto d’ora dal nostro ingresso, si scatena IL temporale.
Sì, con l’articolo maiuscolo, di quelli che non accennano a smettere!

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Sarà perché io ho chiesto a Francesca se fosse stato Mosè a camminare sulle Acque, o per colpa di Viviana che di lì a poco gli ha attribuito la paternità dell’Arca (povero Noè) che si è scatenato il putiferio.
Iniziamo a correre e saltellare da un albero all’altro cercando riparo in un posto dove i ripari non sono stati concepiti.

Natura, Natura e Natura
Tanta natura tant’è che faccio l’incontro più fortunato della giornata: il mio principe azzurro diventato rospo.
(Si, una storia atipica. Il mio principe azzurro è tipo Benjamin Button, è nato principe e morirà rospo. Giuro che c’ho provato a dargli una scossetta, ma non c’è verso!)
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Dopo l’idilliaco incontro decidiamo di abbandonare la nostra guida per seguire un altro gruppo che, incurante della pioggia, continua l’itinerario.
Decidiamo di essere temerarie.
Mai scelta di più sbagliata.
Basta un attimo per diventare completamente zuppe.
Bagnate interamente dalla testa ai piedi.
Troppo per pensare di poter aspettare che spiova.
Troppo poco per non rendersi conto che la pioggia conferisce a questo posto e alla nostra avventura un fascino esaltante.
Apprezziamo i colori più vivi ed intensi dell’autunno e ci concediamo qualche scatto.

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Dopo poco corriamo verso la macchina e beneficiamo dei poteri del riscalndamento.
Chiacchierando su ciò che abbiamo appena visto (e dei fiumi d’acqua che più che ammirato, abbiamo preso!) ancora mi sbalordisco dell’assenza di insulti da parte delle mie compagne di (dis)avventura.

Ma è così, con in mente una sola immagine a farmi compagnia, che dimentico i vestiti bagnati e inizio a fare programmi per la nostra prossima Domenica insieme.

Ok, ok…prima controlliamo il meteo.
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