Napul’è mille culure

Ciò che più mi piace dei miei Viaggi, è quell’immancabile dose di improvvisazione alla quale proprio non riesco, e non voglio, rinunciare.

Quella che un 26 Dicembre qualsiasi ti fa alzare dalla tavola imbandita (con grande fatica, lo ammetto) prendere il computer e prenotare 2 biglietti a/r nel weekend per nientepopodimenocheNapoli!

E quindi libro nuovo di zecca, musica nelle orecchie e l’amica di sempre a fianco.
Quelle costanti, le mie, che ti fanno pensare “cosapossochiederedipiù?”

foto 1

Un’ora di viaggio. Troppo poco per addormentarmi, troppo tempo prima di poter addentare la prima sfogliatella!
Soprattutto perchè quando arriviamo a Napoli, dopo il primo abbraccio con Max che ci aspetta in stazione inizia una corsa contro il tempo per cercare di sederci da Sorbillo (una delle pizzerie storiche di Napoli) che, ok che qualcosa da smaltire ce l’avessi…ma se non mi sono mai iscritta ad una maratona, un motivo c’è.

image_1

Ma tant’è. Arriviamo.
Ecco “cercare di sederci” in questo caso non è un eufemismo, è pura utopia.
Troppa gente, troppa fila…troppa fame!
E poi abbiamo un programma serratissimo, non possiamo permetterci tutta questa attesa decidiamo quindi di ripiegare per un pranzo fugace dando appuntamento al resto della ciurma alle 15:30 da Gambrinus.

image_2

Ecco, altra precisazione: se a Napoli dai appuntamento dopo pranzo ad un’amica che non vedi da un po’ di tempo…può succedere che dopo aver bevuto uno dei caffè più buoni che ricordi, ti ritrovi in mano una barattolo di mulignane sott’olioamici vi ho portato le melanzane sott’olio che ha fatto mamma, ma voglio una foto mentre le mangiate, sennò mamma ci rimane male!”

image_3

Baci, abbracci, melanzane, risate…e si riparte.
A questo punto l’unica cosa che ci divide dal tunnel borbonico è un’imbracatura, un cappello da speleologo con tanto di torcia, guanti alla mano e spiegazioni di rito.
Eseguiamo alla lettera tutto quello che ci spiega pazientemente Mauro, la nostra guida.
Una di quelle persone che ama il suo lavoro e lo fa percepire dal primo all’ultimo istante di questo tour.
Ed è così che ci ritroviamo in fila indiana, esploratori curiosi di questa meravigliosa Napoli sotterranea.

image_4

Sì, perchè ci sono quelle città che devi osservare col naso all’insù per cercare di capire dove finisce quel grattacielo o quella torre panoramica.
Ci sono quelle che puoi ammirare dai tetti o perderti nei canali.
Capitano poi quelle città che conosci scrutandone i particolari, cercando i dettagli e guardando le persone. Ed è il caso di Napoli.
Ma questa volta Napoli è anche andare in profondità, cercare di non trascurare nulla, conoscere il mondo che si cela sotto. E rimanerne meravigliati.

“…per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto…

Ed è vero.
E’ nascosto nell’acquedotto, nell’immaginarsi il lavoro dei pozzari, nell’esplorazione della cisterna.
Nei simboli della massoneria incisi nel tufo… “…circa due anni fa sono venuti dei massoni, della loggia Grande Oriente, quando siamo arrivati qui davanti ci hanno chiesto di allontanarci e di lasciarli soli…dovevano compiere un rito”

image_5

La curiosità ed il fascino di questo percorso aumenta ad ogni passo.
Per questo quando arriviamo alla fine del percorso la stanchezza di queste due ore sotto terra non si percepisce affatto.
Ma non abbiamo tempo per considerazioni romantiche, Max ci lascia una quarto d’ora a testa per prepararci prima di prendere parte al Mercante in fiera a casa Bello, un evento unico nel suo genere.
Quelle cose che ti fanno amare le tradizioni, i riti appunto.

foto 2

Si percepisce la tradizione, gli aneddoti accumulati negli anni, la voglia di stare insieme il sapore vero dell’Amicizia.
La stessa che si è rotta quando Carlo, la mascotte della nostra squadra, ha scoperto che ci eravamo appena aggiudicate un’asta per 155€!

Ecco, non so se ho temuto di più il suo sguardo a fine serata o la sveglia delle 8 impostata per l’indomani.
Ma con innegabile fatica ci alziamo dal letto e con altrettante impresentabili occhiaie mi presento davanti a Manu che ci aspetta davanti alla biglietteria per iniziare un altro tour, il Miglio Sacro.
Percorrere un miglio sottoterra vuol dire scoprire che San Gennaro era un uomo alto 1,90m, rimanere sbalorditi per la quantità di teschi e di ossa del cimitero delle fontanelle, passare per il Rione Sanità e accorgersi della storia millenaria e della tradizione che si nasconde in ogni suo angolo, in ogni panno stesso, in ogni paniere sceso dal balcone.

image_13  image_10

Le poche ore di sonno e la stanchezza iniziano a farsi sentire e noi dobbiamo riscattarci per il pranzo del giorno prima.
Corriamo da Pizzeria Lombardi, e ci perdiamo in quelle chiacchiere lente e sorridenti che ti ricordano che non solo è Domenica, ma che sei a Napoli in compagnia dei tuoi amici.
E allora il Tempo si blocca, si ferma, rallenta. L’inesorabile non è più scadito dal ticchetìo delle lancette ma dalle risate, qualche foto, e l’organizzazione di weekend futuri.

foto 3
Sì, alle cinque parte il treno, ma c’è tempo, ancora un po’.
Per godere di questi attimi.
Per godere del profumo che emanano le sfogliatelle di Attanasio (souvenir senza il quale non avrei potuto mettere piede dentro casa) e per godere dei racconti di Manu su uno spettacolo teatrale che entra di diritto nei buoni propositi del 2015 alle porte.

image_16

E salendo sul treno, penso ad una cosa. Che è una conferma.
Ci sono quelle Amicizie per cui le distanze, quelle spazio temporali non sono e non saranno mai un ostacolo.
Ed io, sono fortunata.

image_14

image

Annunci

“Ci vogliono i riti”

Qualche giorno prima di Natale ho letto una frase.
E averla avuta sotto gli occhi proprio prima di questo Natale, non credo sia un caso.

Non è un caso quest’anno, che sembra tutto molto diverso.
Quando non capisci cosa ci sia da festeggiare e semplicemente l’idea di farlo ti fa sentire colpevole di una felicità che non dovresti meritare quando dall’altra parte c’è una mancanza così.

Ma decidi di farlo.

Per Jacopo che cresce e ogni volta che sale sulla sedia per dire la poesia é più grande.
Per quando scoprirà che Babbo Natale non esiste e lo sarà ancora un pó di più.

/home/wpcom/public_html/wp-content/blogs.dir/d97/72768331/files/2014/12/img_4664.png
Perché Natale per me è un tetris delicato in cui destreggiarmi da anni.

Perché da anni a Natale c’è uno scambio di alcuni msg di auguri che sembra un appuntamento, un tacito accordo, al quale nessuno dei due desidera mancare.

Perché il 25 Dicembre è l’autostrada con la galleria del gran sasso, una sorta di finestra su quella parte di mondo incontaminata, intatta nei ricordi dell’infanzia.

Perché è fare colazione con il panettone inzuppato nel latte fino al 7 Gennaio (facciamo anche l’8:).

Perché è vero che il consumismo rende tutto un pó meno sentito, ma accompagnare con un biglietto di auguri sincero, quei pacchetti comprati nei ritagli di tempo e incartati all’ultimo secondo, ripristina il loro vero valore.

/home/wpcom/public_html/wp-content/blogs.dir/d97/72768331/files/2014/12/img_4661.jpg

Perché Natale è tradizione culinaria, per quei piatti che puoi mangiare anche tutto l’anno, ma a Natale hanno un sapore diverso.

Perché Natale è mio fratello che mi dice “ti va di passare un attimo a vedere il mare?!”
E ti sembra il suo regalo più bello.

/home/wpcom/public_html/wp-content/blogs.dir/d97/72768331/files/2014/12/img_4656-0.jpg

Perché tu non ci sei quest’anno.
Ma “ci vogliono i riti
Me lo hai insegnato anche tu.

Auguri.

/home/wpcom/public_html/wp-content/blogs.dir/d97/72768331/files/2014/12/img_4594-4.jpg

Venezia, quando l’Amicizia è una cosa semplice.

12 Dicembre 2014.
Si torna a Venezia, si torna dai fioi.

E con loro, scopriamo un altro pezzetto di mondo, che ci mancava.
Dopo tante volte in laguna, la nostra prima volta a Murano e Burano.
Simili nel nome, ma non gareggiano per bellezza: Burano fa parte di un altro campionato.
L’isola del vetro, una. Famosa per i merletti, l’altra.
Ma manifatture entrambe lontane dalle mie mire.
image image_1

Piuttosto, parliamo di cose interessanti: i bussolà!
I biscotti più buoni (e calorici) che io abbia mai mangiato: un tuorlo d’uovo e un panetto di burro più o meno per ogni ciambellina.
Consigliati più volte e scoperti grazie al consiglio di una signora “...andate da Bruno, il proprietario è Napoletano, ma la cucina è Veneziana doc..
Cercavamo un bacaro come una volta, e siamo stati accontentati.
Ai Bisatei“, così si chiama il ristorante di Bruno, burbero ma accogliente al tempo stesso.image_2

Ci offre mini spritz e iniziamo le danze.
Gli chiedo se è lui il proprietario partenopeo di cui ci avevano parlato e mi risponde con estrema fierezza “…di Spaccanapoli!
Quindi mi viene spontaneo chiedergli com’è per un Napoletano vivere a Murano e anche in questo caso la risposta è pronta e sicura “...da 4 milioni di abitanti a 4 mila. È meraviglioso. Mi vogliono fare sindaco qui
E non stento a crederlo.
Soprattutto quando si presenta con un mini flûte di vino e ci tuffa dentro la goduria di cui sopra.
Con l’occhiolino suggerisce “teneteli dentro 10 secondi“.
image_3

Sazi e felici, ci dirigiamo verso Burano.
Mi innamoro letteralmente.
Sembra di stare in un presepe.
Le casette colorate. Le luci di natale che poco a poco iniziano ad accendersi.
Un incanto.
image_4 image_6image_5
Ed è lì che penso alla frase: l’amore è una cosa semplice.

Ma l’Amicizia? Anche lei può esserlo?
Questa amicizia, nata per caso ad Erice, in Sicilia.
Che ha visto bacari tour, carnevali, osterie e sagre delle castagne.
Che ha attraversato l’Italia, passando per Roma, che è rimasta nel cuore per una cena in fraschetta.
Che ha viaggiato fino a Lecce, che ha sconfitto il freddo di Torino arrivando a festeggiare un Capodanno insieme a Vienna

foto 1 (8) foto 2 (7) foto 3 (6) foto 4 (3)

Che dopo un anno e mezzo, ci ritroviamo a bere vino, tanto vino, molto vino.
A cantare squarciagola, ballare il twist e ridere a crepapelle.

image_11 image_10 image_9

Sí, l’Amicizia é una cosa semplice.
Quando è fatta di persone così.

Amsterdam è…Gezellig!

Si fa presto a dire “da questo viaggio torno con un bagaglio ricco di esperienze e bla bla“…quando il bagaglio torna a casa con te!
E’ a dirlo con una denuncia per smarrimento bagaglio in mano…che la questione si fa un pelo più complicata!Eppure…
Eppure questa Amsterdam (al netto della valigia a spasso nel mondo, il viaggio nel Viaggio -quando dici trip-, il freddo che a tratti ci ha fatto dubitare della reale esistenza delle mani e dell’attaccamento al nostro corpo) si è impadronita di un altro pezzetto di cuore che ora se ne sta seduto ai bordi di un canale godendosi il panorama.Il motivo?!
Prima di tutto, lei…la nostra dimora.
Dormire per la prima volta in un’houseboat è stata una delle esperienze più suggestive mai provate.
(Arrivarci alle 01.30, di notte, scavalcando una traliccio perchè non conoscevamo la strada, anche!)Ma quello che ricordo è il calore (intanto quello dei termosifoni, la remora più grande prima di arrivare) ma soprattutto quello visibile agli occhi.
Le luci del salotto.
Il riflesso del canale sulle finestre.
Una colazione speciale.
image_2
image_3
Gli altri motivi gironzolano in bicicletta tra i canali.
Fermandosi a bere un caffè americano da Starbucks per dare sollievo alla mani infreddolite, e riprendendo presto la rotta per il mercato dei fiori, l’Heinekein experience, o la casa di Anna Frank.
image_7
Ma è per nessuno di questi motivi che desidero tornarci, e farlo presto.
Non è per l’esperienza nel coffeeshop (vaderetro, Satana) o per l’insolita gita al quartiere a luci rosse. È per la magia che questa città è stata in grado di regalarci.
Sì, chiudete gli occhi, e immaginate quell’atmosfera che solo Woody Allen sa far percepire.
Aggiungete una colonna sonora, chessó..questa.
E via!
Iniziate a perdervi nelle vie labirinto, nel reticolo del Jordaan, con la bocca aperta ammirate le case storte, fermatevi ad un caffè bruin, e camminate.
image image_8
image_1

Meravigliatevi della quantità infinita di biciclette.
Riscontrate con i vostri stessi occhi quanti e quali bei negozi, botteghe o cafè ci sono.
image_11 image_6 image_10
Camminate ancora, e respirate la Gezellig olandese.Cos’è? eh…cos’è?!
Ne avevo sentito parlare e letto qualcosa. Ma non avevo capito che fosse realmente così!
Non abbiamo un termine italiano che sia in grado di tradurre questa parola, ma anche noi italiani, quando vogliamo sappiamo esserlo.
E’ ricevere aiuto da chiunque, e col sorriso, a qualsiasi richiesta.
E’ cordialità. Accoglienza. Farti sentire a tuo agio.
E’ essere ospitali e trasmetterti la voglia di non andar via. Ecco, io non volevo andar via.
E Nemmeno il mio bagaglio.
Ma è tornato. Dice che dobbiamo tornarci insieme, che c’è più gusto.
image_5
Io mi fido, ma nel frattempo ci prepariamo per la laguna nostrana.
Venezia arriviamo!