La colazione di Pasqua

Da piccolo ti insegnano che “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” e per un certo periodo dell’adolescenza non vedi l’ora di sentirti grande ed omaggiare quello sfrenato senso di libertà che ti offre quel “chi vuoi“.

Solo che poi, crescendo, ti accorgi che quello che vuoi, che proprio non vedi l’ora, è alzarti e godere della colazione di Pasqua, con i tuoi.

Quella colazione che la parola d’ordine è ottimizzare: che è anche un po’ pranzo, un po’ merenda e un po’ cena. Insieme.
Quella che potrebbe essere la scorta per un mese in trincea.

Quella che legittima latte e vino nella stessa tavola. E perchè no, nello stesso bicchiere.
Corallina e colomba nello stesso piatto. Una bomba di abbinamento.
Quella che inizi col dolce, passi al salato, e poi sì, un pezzetto di cioccolata ancora!
(per poi spiegare su Whatsapp a chi ne è ignaro – Dio perdonali, non sanno cosa dicono – che cos’è la coratella.)

La colazione di Pasqua è quella delle uova disegnate.
Che ci vuole un po’ di immaginazione.
Ma anche quella delle uova di cioccolata, con le sorprese dentro – dove invece chi se l’è inventate e ce le ha messe dentro non deve averne avuta molta, d’immaginazione –
Ma che non importa cosa ci trovi, ma è la perfezione di quell’uovo liscio, del profumo della cioccolata kinder a concederti di tornare bambina.

Sì, La colazione di Pasqua è un rito. Un valore.
Quello glicemico.

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“Ci vogliono i riti”

Qualche giorno prima di Natale ho letto una frase.
E averla avuta sotto gli occhi proprio prima di questo Natale, non credo sia un caso.

Non è un caso quest’anno, che sembra tutto molto diverso.
Quando non capisci cosa ci sia da festeggiare e semplicemente l’idea di farlo ti fa sentire colpevole di una felicità che non dovresti meritare quando dall’altra parte c’è una mancanza così.

Ma decidi di farlo.

Per Jacopo che cresce e ogni volta che sale sulla sedia per dire la poesia é più grande.
Per quando scoprirà che Babbo Natale non esiste e lo sarà ancora un pó di più.

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Perché Natale per me è un tetris delicato in cui destreggiarmi da anni.

Perché da anni a Natale c’è uno scambio di alcuni msg di auguri che sembra un appuntamento, un tacito accordo, al quale nessuno dei due desidera mancare.

Perché il 25 Dicembre è l’autostrada con la galleria del gran sasso, una sorta di finestra su quella parte di mondo incontaminata, intatta nei ricordi dell’infanzia.

Perché è fare colazione con il panettone inzuppato nel latte fino al 7 Gennaio (facciamo anche l’8:).

Perché è vero che il consumismo rende tutto un pó meno sentito, ma accompagnare con un biglietto di auguri sincero, quei pacchetti comprati nei ritagli di tempo e incartati all’ultimo secondo, ripristina il loro vero valore.

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Perché Natale è tradizione culinaria, per quei piatti che puoi mangiare anche tutto l’anno, ma a Natale hanno un sapore diverso.

Perché Natale è mio fratello che mi dice “ti va di passare un attimo a vedere il mare?!”
E ti sembra il suo regalo più bello.

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Perché tu non ci sei quest’anno.
Ma “ci vogliono i riti
Me lo hai insegnato anche tu.

Auguri.

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