AntiCafè, via Veio 4b.

Non è un bar e nemmeno un internet café.
È recensito da Tripadvisor come uno tra i migliori 100 ristoranti d’Italia.
Ma non è nemmeno questo.

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È l’AntiCafè.
Roma, via Veio 4B, zona San Giovanni.

Il luogo adatto per trascorrere del tempo davanti dispense universitarie, un pc o una buona lettura.
Un “all you can stay” dove non paghi la connessione wi-fi, e nemmeno il caffè.
Esatto, non paghi per mangiare ma per stare.
4 euro per la prima ora, 3 per quelle successive.

Il luogo migliore per l’appuntamento di 3 amici e l’occasione giusta per festeggiare il successo di chi è entrato a tutti gli effetti nel mondo dell’architettura (congratulazioni Amica mia)

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Apriamo il pc ed inizia la nostra chiacchierata.
Non prima di esserci assicurati un buon tea tra le scelte proposte.
(E non prima di aver riempito il vassoio di biscotti e crostatine varie “ragazzi a pancia piena si ragiona meglio!”)
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Scambi di idee, scoperte di prodotti improbabili, ma che funzionano.
(A proposito, avete mai provato a bere da una bottiglietta…formato A4? ora è possibile, grazie a Memobottle.)
Il nostro è un brainstorming libero. Ci facciamo tante risate e senza nemmeno accorgercene sembra di stare a casa nostra: Stefano si alza, prende l’acqua dal frigo, posa le posate sporche (dopo il dolce, passiamo al salato, w le nachos, etc etc!)

E guardandoci attorno, è così un p0′ per tutti.
Sembra di vedere tanti tavoli con tanti piccoli micromondi dove le storie si sfiorano, a volte si incontrano e altre coesistono e basta.

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Ma sarà per l’ottima compagnia, ormai consolidata da anni, o per l’atmosfera alla quale non poter chiedere di più… che ci giriamo un attimo e ci accorgiamo di essere rimasti soli mentre i ragazzi del locale hanno iniziato la chiusura.
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E così ci ritroviamo a scambiare una chiacchiera con uno dei proprietari, che ci racconta questi primi 3 mesi di attività.
Il primo mese stavamo 14 ore al giorno a guardarci in faccia! Non entrava nessuno. Pensate che una volta mi sono ricordato che ci fosse da mettere a posto il magazzino e sono andato a farlo in sordina per paura che qualcuno lo facesse prima di me! Ci annoiavamo a morte…”
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E’ bastato qualche articolo su internet la viralità che solo i social network sanno regalare, un servizio al tg e del sano passaparola… che ad Agosto è stato record di presenze “dovevamo mandar via le persone“, ci dice.

Purtroppo nei racconti del nostro interlocutore, ci imbattiamo anche nell’ostilità burocratica di questo Paese che spesso mette i bastoni tra le ruote ad iniziative come queste che rappresentano un’opportunità per i tanti freelance (ahimè, già parecchio ostacolati da un sistema non del tutto funzionante), ma per fortuna scopriamo che il bilancio di questi primi 3 mesi è assolutamente positivo.
E si scorge dalla voglia e la passione con cui a chiusura inoltrata, ci racconta ancora dei piccoli aneddoti di queste settimane.

Ci guardiamo ancora un pò attorno e vediamo che ci sono delle fotografie esposte.
Io e Viviana, in simbiosi come sempre, chiediamo se affidano i loro spazi in maniera gratuita per esporre… e la risposta non può che essere un fragoroso Sì.
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Anticafè è una realtà nuova in Italia ma è lo spazio giusto dove mettere in connessione idee, mettere in rete competenze diverse, fare network o semplicemente pensare…al tempo che scorre.

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A proposito…fuori che tempo fa?!

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Quando ad un caffè, non puoi chiedere di più.

Adoro questo posto.
È stato un colpo di fulmine quando, per la prima volta l’ho visto a Parigi ed è amore ogni volta che lo incontro.

Le pain quotidien.
È un franchising, ma non sembra.
Ogni posto appare come unico a sè, autentico.
Un’atmosfera non riproducibile altrove.

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Ma non è per l’arredamento curato nel dettaglio o per le zollette di zucchero di canna grezzo (adooooro) che voglio raccontare di questo caffè e del perché è stato così tanto intenso.

Non solo, almeno.

Il motivo ha un nome, Ivan (con l’accento sulla I, ci tiene).
Russo, francese di adozione.

Vive a Marsiglia, che mi conferma essere una delle città più pericolose d’Europa, è lì per un dottorato in Medicina.
Inizia così la nostra chiacchierata… e finiamo con l’attraversare la Russia, ci spostiamo in Europa e mi racconta dei suoi viaggi di lavoro negli States.

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Ci sentiamo entrambi cittadini del mondo, e quando gli chiedo di indicarmi un posto dove mangiare cucina tipica Russa “perché nel mio modo di viaggiare, per capire veramente un posto, bisogna provare tutto…specialmente il cibo” lui dice essere pienamente d’accordo.

Il caffè si trasforma in un viaggio, in Francia ci invita a Grenoble e noi ricambiamo offrendogli ospitalità a Roma.
Ci spostiamo a Barcellona e Francesca gli spiega perché non le è piaciuta e del perché l’ha vissuta come una triste viaggiatrice.

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Ci spiega come mai Marsiglia è una città pericolosa, gli racconto che ho visto molti posti in Spagna e che adoro ogni suo angolo.
Ci racconta della tradizione del suo paese, quando in inverno si fa il bagno a -40 gradi: “si fa un piccolo buco nel mare ghiacciato e ci si immerge per 3 volte”
Parliamo dei vini francesi, della Carbonara e dell’Amatriciana.
Ci racconta che una buona vodka deve produrre almeno 3 effetti per essere considerata tale: deve far venir voglia di cantare, di distruggere il mondo e di non dormire.
(ci è successo anche con il peggiore alcool comprato ad un discount, ma questo non glielo diciamo)

Piuttosto gli raccontiamo del nostro lavoro, gli chiediamo di insegnarci qualche parola in Russo e ci spiega alcune cose dell’alfabeto cirillico.

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Con molta fatica decidiamo di alzarci e abbandonare questo angolo di felicità per iniziare una lunga, infinita passeggiata nei vicoli San Pietroburghesi.
La città si lascia conoscere, maciniamo km e non ce ne accorgiamo. Continuano i racconti e…avete presente quando vi ho detto che gli ho chiesto dove poter mangiare una buona cucina Russa?
Ecco, è finita che stasera sarà Amatriciana home made per tutti.
Ma questa, è un’altra storia.

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