La vita di quartiere, a San Lorenzo.

Mi avessero chiesto cosa pensassi di San Lorenzo qualche mese fa, con indifferenza avrei risposto che lo trovavo un quartiere sporco, frequentato da spacciatori e punkabbestia e dove non si trova mai parcheggio.
E ahimè, non mi sbagliavo del tutto.
Il quartiere non è cambiato, e in realtà…nemmeno io.
Ma è bastato ritornarci dopo qualche tempo per vedere le cose con occhi diversi… e averne una percezione semplicemente…più romantica.

Intanto, prima mi capitava di capitarci ogni tanto e per caso, ora è il quartiere dove trascorro 10 ore della mia giornata: ci lavoro.

E di giorno San lorenzo è un altro posto.

Purtroppo è ancora fare lo slalom tra la sporcizia lasciata con incuranza vicino i cassonetti, tra i bisogni dei cani o tra le bottiglie di birra semirotte ai bordi del marciapiede.
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Ma è anche vita di quartiere. Quella vera, che non si respira ovunque, a Roma.
E’ quel posto dove il barbiere sa come ti chiami, il barista ti fa il solito e al supermercato la cassiera ti chiedi come stai.

Ma soprattutto è il posto dove quando chiedi ai tuoi colleghi “ma voi quando non andate a Piazza dei Sanniti, dov’è che andate a pranzo?” ti ritrovi nella bottega di un falegname e finisce a tarallucci e vino!… no ma dico perdavvero.
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Infatti è così che insieme a Vittoria scopro che “lo zio” è un uomo vecchio stampo, di quella scuola di pensiero per cui dove si mangia in 3, si mangia pure in 10.

Dove a pranzo il calzolaio, il farmacista e gli altri colleghi del quartiere si riuniscono e pranzano tutti insieme.
Con i ritmi lenti, con i sapori autentici “…voi ce lo dite prima che venite e noi vi facciamo la trippa, la pajata, una carbonara…Ma intanto bevete, bevete signorì“.
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E ci offrono vino, tarallucci e quella sensazione di familiarità che è cosa rara, difficile da trovare altrove.

Certo il calendario di Eva Henger, l’entrata angusta e la pulizia…non lo fanno gareggiare con quel gusto raffinato di Said o delle altre (rare) perle del quartiere, ma vuoi mettere?!

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Micky, Alessandro, Barcelona!

Nella vita non bisogna dare sempre seconde possibilità, ma ogni tanto sì. E questa volta ho fatto bene.

Punto 39 della mia travel wishlist: Tornare a Barcellona.
✓ Fatto

Ed ho avuto una conferma: nella mia vita precedente ero Spagnola.
O quanto meno credo di aver vissuto per parecchio tempo in Spagna.
E’ l’unica giustificazione a questo mio sentirmi così a casa, ogni volta che vi metto piede.

Come stavolta, a Barcellona.
La mia seconda volta in Catalogna.

Tornare dopo 7 anni in questa città, me l’ha fatta apprezzare, vivere e respirare con altri occhi.

E sarà stato merito anche della compagnia, ma questa Barcellona mi ha proprio conquistata! Grazie a cosa?

Simple, per estas razones!

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Pratik Bakery: il nostro albergo.
Sì, una bakery house con anche delle camere. Anche una fila interminabile ed interrotta dalla mattina alla sera. Ed anche una colazione ed un profumo di pane che…andateci! Non si può raccontare. (Ma se vi fidate e volete prenotare, questo è il sito)
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El born: un quartiere vivo, giovane, originale.
Di quelli che piacciono a me. Che ti stimolano la fantasia. E anche la fame!
Per fortuna fidandoci delle recensioni siamo finiti qui, da El bormuth: stra consigliato!
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Casa Batilò: consigliata su tutte le guide, fa parte dei must e l’ingresso costa un po’ ma...vale ogni centesimo pagato.
Gaudì è il mio nuovo mito ed io ora sono totalmente innamorata di lui, del suo genio e di questa opera unica. (Ps: l’audioguida è l’assoluto valore aggiunto)
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Sagrada Familia: anche questa è presente in tutte le guide. E di solito queste cose così tanto inflazionate non mi piacciono molto, o quantomeno, non mi emozionano in questo modo.
E invece il gioco di luci che si crea all’interno, il contrasto assoluto tra antico e moderno vale assolutamente la visita (che potete fare saltando tutta la fila e acquistando i biglietti qui)
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Tapas: ecco, io potrei campare mangiando tapas.
Tanti piattini con cose diverse. Praticamente la versione spagnola dei cicchetti veneziani.
Spizzicando qua e là, abbiamo abbinato l’immancabile pane y tomate con tante pietanze diverse e oltre El bormuth di cui sopra, assolutamente consigliato per l’autenticità e i sapori tradizionali questo posto: OpenBar.

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Una Domenica nel Barrì Gotico: se si ha la possibilità di passare una Domenica a Barcellona, non si può non passare qui, nel Barrì gotico.
Visitando La catedral e assistendo alla Sardana, un ballo folkloristico che raccoglie abitanti di Barcellona e dei paesi limitrofi: i ballerini in cerchio si tengono per mano e alzano le braccia danzano con passi piccoli e precisi, girando intorno mentre altri si uniscono ingrandendo sempre più il cerchio. Da vedere!

Bar del Pi: Non sempre si ha la possibilità di conoscere la Barcellona più autentica grazie ad una veterana del posto e beneficiare del sole ascoltando i suoi racconti sull’indipendentismo, sul quartiere El Raval e su quanto e come è bella Barcellona.
Ma si può sempre andare al “Bar del Pi” ed ordinare una cioccolata calda con churros. Senza i racconti di Iolanda e la sua incantevole parlata non sarà proprio la stessa cosa…ma merita.

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La Rambla, il mercato della Boqueria e Barceloneta: non si può andare a Barcellona e prescindere da una passeggiata sulla Rambla facendo tappa al mercato della Boqueria.
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Barceloneta e la miglior paella di Barcellona: Così come non si può non andare a La Barceloneta e affondare le proprie papille gustative in una paella de marisco.
Noi abbiamo seguito il consiglio di Iolanda e della Lonely Planet “a miglior paella di Barcellona è da Cheriff“. Era anche il compleanno di Ale, non abbiamo sbagliato!
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Camp Nou: l’ultima tappa degna di nota di questa 3 giorni a Barcellona.
Solo un commento: E’ stato emozionante.
E se è detto da una delle persone meno tifose di calcio al mondo…vi potete fidare!

D’altronde se lì ho letto MES QUE UN CLUB…qui posso scrivere con assoluta convinzione MES QUE UN WEEKEND!

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