Comunque andare.

Ho iniziato a viaggiare senza mamma e papà piuttosto presto e li ringrazio sempre per avermelo permesso.
E a pensarci bene ringrazio pure Ryanair per averci messo del suo: Roma-Stoccolma 10€ a/r che se li metto nella smart non arrivo nemmeno in centro.
Ricordo i miei primi weekend e penso a quanto oggi non sceglierei mai quella lì – che poi sono sempre io, solo un po’ più…matura – come compagna di Viaggio.

Ricordo di aver cercato scientemente un ristorante italiano a Valencia, di aver ordinato e mangiato della pessima pasta a Parigi e di essere salita sull’Hop On Hop Off a Bruxelles. Voglio dire, mi mancava la macchinetta al collo e l’ombrellino come segno di riconoscimento per poter essere etichettata come “Turista doc” – di origine confusa.

Poi, per grazia ricevuta, è cambiato qualcosa e mi si sono chiarite le idee.
Non so collocare quel momento nel tempo ma ho capito abbastanza repentinamente che la carbonara fosse giusto aspettarla e sognarla una volta messo piede a Fiumicino.
Al ritorno.
E che le città si vedono meglio camminando sui propri piedi. O al massimo su un tuc tuc.

A Parigi ci sono tornata e tornata ancora ed è diventata una delle Città dell’anima. A Monmartre per esempio, c’è un pezzetto di cuore.
L’altro pezzetto girovaga per Beauvais…della serie “e la chiamavano Parigi“!

Ho capito solo poi che un bravo tour operator può venderti anche il più costoso dei pacchetti, ma nessuno potrà mai venderti un Viaggio.

Non esiste un modo giusto o sbagliato per viaggiare ma ad essere proprio tanto sinceri…a me ,il mio, piace proprio un sacco!
Ed è una scoperta continua, per esempio lo scorso anno ho scoperto il backpack…che sì, altro non è che lo zaino, ma converrete con me che backpacker fa un tantino più fico che zainista? E credo che non lo mollerò più.


Ho scoperto che prenotare da casa solo il volo di a/r ti dà una sensazione di libertà che non ha eguali.

Perché l’itinerario lo decidono le persone, quelle che incontri.
Le cose che vedi.
Gli ostacoli o le opportunità con cui stringi amicizia.

E se il rischio è non trovare nulla e andare a dormire in ostello, corriamo il rischio. Quello di Ragusa, per esempio, non era male!

Da quando ho abbandonato l’idea di cercare cibo italiano oltre frontiera, ho capito che metà del viaggio lo fa quello che mangi, come lo mangi.
La Thailandia, per esempio, sarebbe stata altrettanto indimenticabile anche senza le cavallette (che poi, internos, sanno di gamberetto) ma sicuramente non la ricorderei con la stessa nostalgia se non avessi mangiato certi Pad Thai.


Il viaggio lo fanno gli spostamenti, anche quelli interni: puoi decidere di fare Mosca – San Pietroburgo in aereo o, con 3 ore in più, farlo in treno col naso verso il finestrino.
E semplicemente goderti lo spettacolo.


Il viaggio lo fanno le scelte. Fidarsi a lasciare 500€ nelle mani di uno sconosciuto e ritrovarsi in macchina, poco dopo, verso i posti meno battuti di Cuba.
In quelli che i turisti non sanno nemmeno che esistono. A loro lasciamo i villaggi veratour di Varadero.


La differenza la fa la curiosità, ciò da cui si è mossi. Le domande che facciamo e a chi le rivolgiamo.
Da quella risposta spesso dipende un’intera vacanza. 
Dove possiamo andare per
mangiare?
ballare?
bere una cosa?
guardare il panorama più bello della città?
Non importa, il Destino poi ci mette del suo.


Tutto il resto, lo fanno le persone. Ed io non avrei potuto desiderare di meglio, di più, per la prossima tappa.
La squadra non è al completo, ma abbiamo tempo per rifarci, il Viaggio…è appena cominciato.

 

 

 

 

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