Tre giorni a Bangkok – pensavo fosse amore invece era un Tuk Tuk

 Avete presente la Carbonara? Che c’è a chi piace con l’uovo quasi crudo, chi la stravolge con l’uovo cotto. C’è chi la mangia col pecorino, chi col guanciale. C’è chi è il suo piatto preferito e chi, per esempio, è allergico al pepe.

Ecco, ci stanno quelle città che sono come la Carbonara. Che non piacciono a tutti o semplicemente non a tutti nello stesso modo. Che dipende da come te le cucinano, con chi le mangi.

E poi c’è Bangkok (che ancora non s’è capito come si pronuncia. Tu per esempio come l’hai letto?!)

Che invece è come le ostriche. Che o le ami tanto tanto, a dismisura. Oppure ti fa senso avere quella cosa viscida in bocca. Insomma che non puoi dire “sì un po’ mi piace”.

O ci vai matto. O le detesti.

E prima di partire ho scoperto che Bangkok, come le ostriche, divide il mondo in due. 

Bianco o nero. 

Ed io sono partita così curiosa di sapere da quale parte del mondo sarei stata che è stato quasi impossibile non ricordare che io, per le ostriche, ci sono quasi finita in ospedale. Per indigestione.

Bangkok è colorata. È viva. A qualsiasi ora.

È il tuk tuk col vento nei capelli e le foto sfuocate, come i pensieri di chi ci viaggia sopra. È parlare con gli indigeni sapendo che loro non capiscono te mentre tu non capisci loro e continuare ad annuire e sorridersi reciprocamente, perché sai che si giungerà ad un compromesso.

Ecco, sì, Bangkok è la bellezza dei compromessi.

Se sei in grado di mangiare senza guardare, allora puoi godere di una cucina che sa come farsi perdonare una pulizia un po’…approssimativa.

Se accetti di buon grado il suo caldo così opprimente, scopri angoli di mondo che non credevi possibili. Il parco Lumpini, per esempio.

  Bangkok è la contraddizione delle case-palafitta e dei ragazzi che pescano nel fiume più putrido mai visto finora, con l’aperitivo al Blue Moon al 61º piano di un grattacielo.  È Kao San Road, che si saranno sbagliati, si chiama Kaosanroad. Piena di gente. Piena di tutto.

Piena pure di cavallette. E che fai non te le mangi?! 

  È il calore e l’odore forte di China Town. L’aver ritrovato il mercato di via Sannio nella sua versione thailandese nel mercato di Chatuchak.

Bangkok è un cubo di Rubik che credi di non farcela perché pare troppo complicata.
Ma poi la prendi in mano e ci incominci a giocare.

Ti lasci drogare dalle persone. Da questa ospitalità così tanto palese ma mai urlata. Da un fascino così poco sofisticato ma allo stesso tempo così tanto autentico.

Bangkok è un altro pezzetto di mondo che non vedevo l’ora di incontrare, insieme alle persone che sono salite con me su questa giostra.

È averlo condiviso con la mia fedele compagna di viaggio e aver scampato insieme a lei un pericolo che, non so perché la chiamano città degli angeli, ma noi dai nostri siamo state protette.  

   
Ci rivediamo presto Bangkok, ma prima ci godiamo un altro angolo di paradiso.

Direzione Koh Panghan.

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