La colazione di Pasqua

Da piccolo ti insegnano che “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi” e per un certo periodo dell’adolescenza non vedi l’ora di sentirti grande ed omaggiare quello sfrenato senso di libertà che ti offre quel “chi vuoi“.

Solo che poi, crescendo, ti accorgi che quello che vuoi, che proprio non vedi l’ora, è alzarti e godere della colazione di Pasqua, con i tuoi.

Quella colazione che la parola d’ordine è ottimizzare: che è anche un po’ pranzo, un po’ merenda e un po’ cena. Insieme.
Quella che potrebbe essere la scorta per un mese in trincea.

Quella che legittima latte e vino nella stessa tavola. E perchè no, nello stesso bicchiere.
Corallina e colomba nello stesso piatto. Una bomba di abbinamento.
Quella che inizi col dolce, passi al salato, e poi sì, un pezzetto di cioccolata ancora!
(per poi spiegare su Whatsapp a chi ne è ignaro – Dio perdonali, non sanno cosa dicono – che cos’è la coratella.)

La colazione di Pasqua è quella delle uova disegnate.
Che ci vuole un po’ di immaginazione.
Ma anche quella delle uova di cioccolata, con le sorprese dentro – dove invece chi se l’è inventate e ce le ha messe dentro non deve averne avuta molta, d’immaginazione –
Ma che non importa cosa ci trovi, ma è la perfezione di quell’uovo liscio, del profumo della cioccolata kinder a concederti di tornare bambina.

Sì, La colazione di Pasqua è un rito. Un valore.
Quello glicemico.

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2 thoughts on “La colazione di Pasqua

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