“E’ Viaggiare stando fermi”

È viaggiare stando fermi, è vivere altre vite

Questo ho pensato quando Venerdì sera sono stata alla mostra fotografica di Alex Mezzenga di Nuovi Scenari Roma e dei suoi allievi.

La mostra collettiva “Una foto per Genova” (gli entroiti di quanto venduto saranno un omaggio di beneficenza alla città di Genova) nasce da un viaggio nella Creatività affrontato durante questo ultimo laboratorio creativo.

Ad aprire la mostra le foto del Maestro.
Un lavoro geniale. Alex propone il gioco dell’identificazione:
..La maschera che ognuno di noi indossa è il proprio nome, un disegno che si sovrappone fisicamente al corpo. Un atto, quello di scriversi, che è una dichiarazione di disponibilità in un’epoca in cui predomina il ripiegamento e la chiusura. Un gioco che va fatto insieme ad altri (è difficile scriversi da soli allo specchio) e che testimonia della componente sociale di questo gioco del riconoscimento.
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Mi giro e mi trovo davanti al lavoro di C. Formisani.
…l’idea della rinascita e del venire al mondo. Rinascita nell’elemento acquatico, simbolo per eccellenza della vita.”
La resa è stupenda. Ma è l’idea che ha vinto: è il mio preferito.
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Da questa distanza apprezzo al meglio il lavoro di V. Cammalleri.
L’emblema della frase iniziale.
“...avevamo come compito quello di rappresentare degli orizzonti…ma dovevo studiare per l’esame di Stato così ho deciso di creare a casa degli orizzonti immaginari…
Ed è così che ci ritroviamo a New York, a Parigi e ovunque la mente sia in grado di andare.
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Torno bambina ammirando le foto di M. Sgrulletti.
Il suo lavoro mi prende e mi trascina con forza ad una ventina di anni fa.
Il suo lavoro mi riscalda.
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Trovo molto affascinante anche il lavoro di S. Domenici che capovolge la visione del mondo.
…attaccando un principio inconfutabile: quello di gravità…
E nascono così due mondi, uno sopra l’altro.
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Mi perdo nei vicoli di Bruges con il lavoro di I. Magrini
Non ci sono mai stata ma ancora una volta è questo lo stimolo per pensare di prendere una valigia e partire di nuovo.
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E sì, se si può viaggiare anche stando fermi…si può comunicare anche senza parlare.

Questo lo racconta N. Gubinelli che realizza un autoritratto dove la comunicazione è non verbale ma affidata ai segni delle mani.
…Un linguaggio universale, mani nitide e in primo piano…
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Il mio viaggio continua così, guardando queste foto e tutte le altre presenti.
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Quello di alcune foto invece è appena iniziato. Ieri si è tenuta un’asta e il ricavato dei lavori venduti sarà devoluto ai ragazzi del Teatro della Gioventù di Genova, teatro duramente danneggiato durante l’alluvione del 9 Ottobre scorso.

Per maggiori info:
+39 366. 3432713
www.nuoviscenariroma.it
info@nuoviscenariroma.it

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“E allora intanto andiamo, che poi per arrivare c’è sempre tempo.”

Non ricordo il momento esatto in cui ho fatto questa scoperta.
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Cioè, non ricordo a quale periodo si riferisce la presa di coscienza di una delle poche (ma ferme) certezze della mia vita: VIAGGIARE.

Così, con il verbo all’infinito. Come le volte che senza indugio salirei su un treno, un aereo o in macchina con valigia al seguito, pronta per andare in avanscoperta.

Non ricordo il momento esatto ma fin dove ho memoria…è così da sempre.
Sms e fiumi di mail prima, logoranti ma funzionali gruppi su whatsapp dopo
(con tanto di: proposta di meta / giorni ed orari di partenza ed arrivi /costi ed aggiornamenti…della serie “rompipalle sì, ma con metodo e grado di dettaglio elevatissimo“!) sono la testimonianza di questo amore incondizionato.

E il conto in banca è la prova che 9 volte su 10, vuoi per entusiasmo per curiosità o semplicemente per sfinimento, la risposta al mio “prenotiamo?”...è positiva! 

Motivo per il quale, da qui ad un mese l’agenda dice VARSAVIA – TORINO – AMSTERDAM!
Motivo per il quale…trovatemi un secondo lavoro o finirò sul lastrico! (mmm…vagabonda, perchè no?! 🙂

Ma se i viaggi in progress sono 3…molti, troppi di più, sono quelli che sogno di fare.
Così, quando qualche giorno fa ho letto che “la differenza tra un sogno ed un obiettivo, è una data” ho pensato di buttar giù questa lista dei desideri.
Che sia un supporto per pianificare e prenotare…e che sono sicura di incrementare nel tempo, ma le cui voci spero di depennare una dopo l’altra in ordine sparso.

Insomma… Prenotiamo?! 🙂

1. Giappone – durante la fioritura dei ciliegi
2. Avenue Verte (ovvero: Parigi-Londra in bici)
3. Paesi Baschi on the road
4. Thailandia
5. Grecia in motorino (memo: ricordati che ancora non lo sai portare. Ok facciamo in quad)
6. Rio de Janeiro – possibilmente durante il carnevale
7. Partecipare alle prossime Olimpiadi
8. Guardare da vicino un canguro, in Australia
9. Coast to Coast in U.S.A
10. Tornare a Parigi per la 4° volta
11. Feria de April a Siviglia
12. Visitare le 5 regioni di Italia ancora mai viste (quindi la Basilicata esiste sul serio?)
13. Cipro (e dare un volto ai racconti di Silvia)
14. Amsterdam (28-30 Novembre…arrivo)
15. Finire il mio on the road in Sicilia
16. Capodanno in un posto qualsiasi della Spagna o del Portogallo e mangiare 12 chicchi d’uva
17. Istanbul
18. Fare un hammam a Marrakech
19. Tornare a Londra
20. Varsavia (18-20 Ottobre…manca poco)
21. Nuotare con i delfini a Malta
22. Cammino di Santiago
23. Vedere un esemplare di Beluga in Canada
24. Mangiare un piatto di amatriciana ad Amatrice
25. Oslo
26. Salire sulla statua della libertà
27. India – zaino in spalla
28. Mangiare un fritto misto piemontese (2 anni a Torino…che vergogna!)
29. Cascate del Niagara
30. Visitare tutti le nazioni europee
31. Corsica on the road
32. Pompei ed Ercolano
33. Ninfa a Latina (quasi, quasi domani…)
34. Tornare a San Pietroburgo durante le notti bianche
35. Ivrea durante la battaglia delle arance (e dare una soddisfazione a Filippo)
36. Weekend tra i colli umbri
37. Guardare una partita di NBA al Madison (Memli questa è colpa/merito tuo)
38. Portogallo on the road
39. Tornare a Barcellona e godermela.
40. Napoli sotterranea (quando Max?)
41. Assistere ad un musical a Broadway – Il Re Leone?
42. Visitare l’ultima villa di Tivoli che non ho ancora visto
43. Pennabilli per il buskers festival
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4. Tornare a Monaco per l’oktoberfest (e non una settimana dopo)
45. Costiera amalfitana
46. Normandia (e dare un volto ai racconti di Gerry)
47. Andare in crociera
46. Tour della Turchia in caicco
47. Tornare in Malawi
48. Mangiare cibo cinese in Cina
49. Visitare il Moma
50. Scozia
51. Dublino durante il S. Patrick’ day
52. Fare un interrail
53. Visitare Praga
54. Andare a Trieste
55. Arrivare in Svizzera con il Bernina Express (ovvero: il trenino rosso)
56. Partire sola per un Viaggio
57. Vedere l’aurora boreale
58. Fare un viaggio in autostop
59. Andare in Messico
60. Venezia durante il redentore
61. Copenaghen
62. Visitare tutti e 5 i Continenti
63. Sri-Lanka
64. Fare un viaggio in moto
65. Kenya
66. Guardare una piramide da molto vicino
67. Polinesia (con tanto di tatau)
68. Cous Cous Festival a San Vito Lo Capo
69. Bere rum cubano a Cuba
70. Sperimentare la cucina libanese in Libano
71. Giro delle 7 chiese a Roma
72. Isola del Giglio
73. Dormire in un motel negli Stati Uniti
74. Tornare in Salento per la notte della taranta
75. Taormina
76. Tour delle Cicladi
77. Salire sull’ Orient express
78. Completare la Transiberiana
79. Svegliarmi a Singapore
80. Tornare a Cordoba
81. Rotterdam
82. Nuova Zelanda
83. Andare a trovare Gianni in Canada
84. …..Continuare ad avere tutto questo entusiasmo e non smettere mai di aver voglia di viaggiare…
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72 ore a Catania

Il rischio di una toccata e fuga in un posto, è che se non riesci a governare la sete di vedere, fare, visitare, scoprire….alla fine succede che ti ritrovi con il costume da bagno a fare la fila davanti al botteghino di una basilica con lo scontrino per un mojito, dopo aver fatto colazione.

Noi non abbiamo voluto correre il rischio: ce la siamo goduta!
Non abbiamo mangiato gli arancini di Savia e dovuto rinunciare all’escursione sull’Etna è vero, ma sono solo due dei tanti motivi per cui torneremo.

Gli altri si trovano in ordine sparso nelle 72 h trascorse in un posto così straordinario.

Diciamo che se penso all’inizio…ricordo di aver temuto per più di qualche minuto di non poterlo raccontare questo viaggio.
Il perché sta nelle pupille dilatate dello steward di Ryanair, nella sua ironia macabra, nell’inglese sbiascicato e nel suo insolito modo di aprire sportelli e cassettoni dell’aereo (ora ho la prova-provata che siamo diretti discendenti delle scimmie)

Ma è andata! (fiuuuuu)
Arriviamo a Catania, troviamo Fabrizio ad attenderci e grazie a lui e alla sua ospitalità iniziamo a familiarizzare con il posto (familiarizzare = mangiare la prima cartocciata di una lunga, infinita, serie, all’ 01:30 di notte)

Ora, per chi non avesse ancora avuto il piacere (RIMEDIATE) una brevissima spiegazione:
“Cartocciata” dicesi uno degli elementi più rappresentativi della Tavola Calda siciliana.
Tavola Calda siciliana dicesi patrimonio dell’umanità!

E’ bastato poco per familiarizzare, e ancora meno per ingrassare quei 2-3 kg che la mia adorata Sicilia è solita regalarmi.
Ma si sa è una terra generosa ed io la amo anche per questo.

Continua il tour notturno per il centro di Catania e finiamo ad Acitrezza con un Mojito espresso e la spiegazione di Tina sulle proprietà benefiche di questa magica pozione del divertimento perchè vedi Fabrizio, il Mojito è un ottimo drenante consigliato da tutti i dottori e soprattutto è un pasto completo: c’è la verdura, la frutta, le proteine dell’alcool…
Ecco tutto si può dire a questa ragazza tranne che non sia convincente.

Giusto qualche ora di sonno in un letto comodo ed ospitale che siamo pronti a ripartire, direzione Lido San Lorenzo.

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Dopo il tour dello scorso anno, che la Sicilia avesse degli angoli di paradiso e delle spiagge stupende non era un segreto, ma ancora una volta, di fronte ad un’Acqua così cristallina non si può non rimanere a bocca aperta.

Se poi ci metti che ho ordinato una brioches con granita di gelsi e panna, la bocca diventa piena e soddisfatta.

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Dopo un bagno, qualche selfie, molti, troppi spritz con il tramonto a farci compagnia ci rimettiamo in viaggio per raggiungere Marzamemi.

E se vi capita di andare, è lì che troverete il mio cuore: un colpo di fulmine continuo con ogni suo angolo.
Un piccolo borgo di marinai dove il tempo sembra scorrere più lento rispetto al consueto muoversi delle lancette.
Una piazzetta dove si respira un’atmosfera autentica e genuina.
I pescherecci arenati al porticciolo, il sole che tramonta piano piano…mi sono innamorata.

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Ma il romanticismo si fa presto da parte per lasciare spazio ad un pò di sana movida Catanese, salutiamo Fabrizio, lo ringraziamo per l’ospitalità e per aver fatto da Cicerone in terra straniera e giusto il tempo di lasciare le valigie nel nostro nuovo nido d’amore che ci ritroviamo nel caos ordinato di Via Santa Filomena.

Ecco, come fai a non amare una città che all’1 di notte ti permette di sederti ad un ristorante ed iniziare a cenare?
Soprattutto se il posto si chiama FUD ed ogni particolare concorre a deliziare i cinque sensi.

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Non ci facciamo spaventare dall’ora tarda e in pochi minuti ci troviamo davanti ad una birra artiginale, un trittico di benvenuto offerto dalla casa e dopo un leggero imbarazzo della scelta tra le specialità della casa optiamo per un hamburger di melanzane.
Mai scelta fu più azzeccata.

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La serata prosegue in scioltezza, molta scioltezza… tant’è che il moscow mule ce lo facciamo da sole mentre decidiamo cosa fare il giorno dopo.

Non so se è merito del cocktail home made, ma non potevamo scegliere programma migliore per la nostra domenica siciliana.

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Dopo una colazione veloce decido di portare Tina da Wine & Charme, un’enoantiquoteca degna di nota (e degna di uno spazio dedicato qui dentro) dove ad accoglierci troviamo il sig. Antonio.
Stavolta lo riconosco subito e anche questa volta è palpabile la passione per quello che fa, l’assoluta dedizione e l’amore per la sua terra.
Forse è anche per questo che quando confessiamo di aver fatto colazione con un cappuccino quasi ci rimprovera: “La colazione a Catania è con granita e Brioche“.
Per redimerci accettiamo il suo il invito ad assaggiare il liquore al pistacchio: anche se sono appena le 11:00 non ce ne pentiamo.

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Così come non ci pentiamo degli altri due consigli che riceviamo in risposta alla nostra richiesta.
Mare e Cena a base di pesce crudo.

La prima domanda ci porta ad Acitrezza.
E dopo un rilassante giro turistico con tanto di pullman a due piani, ci ritroviamo a nuotare tra pesciolini e faraglioni.

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Non potremmo chiedere di più, ma decidiamo di spingerci oltre ed è un attimo che davanti abbiamo un spritz “perchè l’aperitivo è uno stato d’animo” e noi ci sentiamo così: libere e spensierate.

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La stessa libertà con la quale poi a cena ci ritroviamo sole solette all’Ambasciata del mare e decidiamo di ordinare Ostriche, Gamberi Crudi, Anelli, Alici, Scampi, Salmone, Pasta con Pesce Spada, Cartoccio Misto, e bagnare il tutto con un ottimo Etnea Bianco.

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Uno dei momenti più intensi della vacanza.
Non per il pesce delizioso ma per la compagna di questo viaggio.
Per lo scambio, la condivisione, la scoperta di aver provato le stesse paure, per i pezzi di vita simili per quelle risate trasformate in lacrime e poi di nuovo in spensieratezza davanti ad un mojito.

Così si conclude questo viaggio stupendo: con poche ore di sonno, un arrivo all’aeroporto con un autista bizzarro, la perenne acidità di stomaco data dalla dieta siciliana fatta di spritz e cartocciate e la corsa contro il tempo per l’acquisto di un souvenir a base di ricotta e cioccolato.

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Perché si sa… le diete del Lunedi, non hanno mai funzionato!

Il mio viaggio #overtherules con Andrea Cavallo Perin

Immaginate di avere una pentola a pressione con dentro dei colori. Bene, fatela esplodere.
Avete davanti a voi l’immagine?

Ecco, questa è stata la sensazione che ho provato quando ho chiuso la telefonata con Andrea Cavallo Perin.
Una carica di adrenalina. Tanti aneddoti e molti episodi.
Caos disordinato.
Uno scambio di idee e un mucchio di curiosità ancora da esaudire.

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Ma chi è Andrea? è lui.
(Ci sono quelle volte in cui i link possono essere trascurati. Ecco, non è questo il caso: cliccate prima di continuare a leggere!)

15 giorni.
Da Torino fino a Messina , dove ha passato volutamente la notte in spiaggia.
Ma questo l’ho scoperto alla fine. Partiamo dall’inizio.

7 Agosto la condivisione di quel video sulla bacheca di un’amica comune.
Il suo viaggio e la mia curiosità.
Passiamo per facebook. Ti va di raccontarmelo? Certo, sentiamoci al telefono.

Un botta e risposta di presentazioni velocissimo e Andrea inizia a raccontarmi, a raccontarsi.

La cosa bella è che non c’è bisogno di rompere il ghiaccio. Entriamo subito in sintonia.
E lui entra subito nel vivo.
Era di ritorno da una riunione di lavoro “incontro un ragazzo, 20 anni, in autostop tenta di raggiungere la fidanzata che non vede da 8 mesi. Non vado in quella direzione e il passaggio che posso dargli rischia di rendere il suo viaggio ancora più difficoltoso. Sono le 20:00 passate, c’è un’alta probabilità che resti la notte fuori. Così gli offro ospitalità promettendogli un passaggio l’indomani”.

Andata.
Il ragazzo dall’accento simpatico, sale in macchina.

“Passiamo una serata bellissima” mi dice.
Il giorno dopo, quando arriva il momento di separarsi, Andrea prova una sensazione pazzesca, sente di aver fatto parte di un Viaggio, di qualcosa di grande.

Questo pensiero così pazzesco e così intenso, genera però un vuoto.
Ed è proprio questo a trasformarsi in uno stimolo: non riesce ad accontentarsi di quel briciolo di felicità.

Questo binomio di sentimenti contrastanti gli fa compagnia durante il Cammino di Santiago, (che sta facendo in più tranche), tanto da fargli buttar giù la bozza del video.
(L’avevo detto io che dovevate cliccare!)
E sì, è tra quei sentieri che nasce il più bell’esperimento di interazione sociale al quale io abbia mai assisistito.
E non solo io.

18.000 visualizzazioni in meno di un mese.

17 Agosto. Si Parte.

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E il plurale non è maiestatis.
Si parte, partiamo tutti insieme.
Questa esperienza è stata possibile grazie a chi ha deciso di sentirsi parte integrante di questo viaggio.

“Avrei potuto girare semplicemente l’italia in autostop. Ma non sarebbe stato lo stesso.
Quello che desideravo era permettere a più persone possibile di provare la stessa sensazione che avevo provato qualche mese prima.

E così è stato.
Questo viaggio Andrea lo ha fatto insieme a migliaia di persone.
Insieme a chi ha trasformato il like di facebook in un passaggio, i commenti in un pasto frugale e chi ha condiviso offrendo un letto o alla peggio un divano.
Insieme a me che lo sto raccontando, a voi che state leggendo.

Cerco di placare la mia curiosità, ma sento che stanno per partire le mie domande a raffica.

Hai mai avuto ripensamenti?
“mai, e non appena pensavo ad eventuali ostacoli, l’entusiasmo e il supporto di tutte le persone che mi hanno incoraggiato, era sufficiente per rafforzare le mie convinzioni”

Tanti posti, tante persone. Senza pensarci, dimmi la prima tappa che ti viene in mente.
…non riesco, penso a dirtene una ma mi viene subito in mente quella prima o quella dopo…”

Non demordo.
“Ok, se devo scegliere Napoli. Le persone, la città.. ti prende, ti trasporta, ti porta via.”
Come dargli torto.

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Photo Courtesy: Lorenzo Franco

Continuo chiedendogli se l’itinerario seguito fosse già pianificato da casa
Mi dice di no, che ha fatto scegliere alle persone che lo hanno supportato. Che ha scelto in base alle proposte arrivate di volta in volta.

Con un video-buongiorno e senza sapere dove andrà.
E’ così che inizia ogni giornata.

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Ho letto su fb che qualcuno non ha capito lo scopo di ciò che hai fatto. Scrivono che volevi semplicemente farti una vacanza a zero spese…
A chi ha criticato a prescindere, ho cercato di spiegare almeno una volta – almeno una – il perché di questo progetto.
Così è stato insegnato a me: ad ascoltare prima di giudicare. Ma è così, non si può piacere a tutti.

Le parole continuano a scorrere.
Andrea mi racconta un mucchio di cose.
Mi dice che è rimasto sorpreso dal fatto che la maggior parte del supporto è arrivato da ragazzi della nostra età.
Mi racconta dell’esperienza a Campo Martio dove un gruppo di ragazzi si ritrova ogni anno per una rievocazione storica.
“nessuno può portare nessun tipo di tecnologia. Stavolta è stata fatta un’eccezione solo per me. Si da vita ai secoli passati.

Poi mi spiega che ha ricevuto un passaggio da un responsabile marketing di Yoox “una persona molto precisa, rigorosa. Ed io nel lavoro sono così.”
E’ a questo punto infatti, che mi dice che ogni persona che ha incontrato, ha saputo tirar fuori un aspetto diverso del suo carattere.
Che ha incontrato persone molto diverse, che ha accettato il passaggio di Francesco “abbiamo rischiato la vita 3 volte in 30 kmho perso 10 anni di vita!”

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Parliamo di Ascoli, del fatto che inizialmente non avrebbe saputo dove appoggiarsi e che non sarebbe stato un problema dormire fuori. Che poi ha incontrato chi gli ha sapientemente fatto apprezzare il fascino inaspettato di questa città.

Presto monterà un video con queste immagini ed io, non vedo l’ora di vederlo.

Alessia, Lorenzo, Francesco, Jeka, Federico…e quanti nomi poter fare ancora.
Questo di cui avete appena preso parte, è stato il loro viaggio e di tutti coloro che nella vita vogliono sentirsi e vivono #overtherules.
Il viaggio di chi lo ha tatuato, ma anche di tutti quelli che hanno risposto ad una richiesta per decidere come tatuarlo.
Per questo la scritta è rivolta verso l’esterno “perchè tutti possano leggere, perchè l’esperienza è di tutti”

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Tattoo realizzato da Jhon Tatto Studio

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E’ arrivato anche per noi il momento dei saluti.
Ringrazio Andrea. Lui fa altrettanto con me.
Con un sentito e reciproco in bocca al lupo ci diamo appuntamento a Torino.

E’ stata la nostra parte di Viaggio insieme.
Ed ora che ve l’ho raccontato, è senza dubbio anche un pò vostro.

Quando ad un caffè, non puoi chiedere di più.

Adoro questo posto.
È stato un colpo di fulmine quando, per la prima volta l’ho visto a Parigi ed è amore ogni volta che lo incontro.

Le pain quotidien.
È un franchising, ma non sembra.
Ogni posto appare come unico a sè, autentico.
Un’atmosfera non riproducibile altrove.

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Ma non è per l’arredamento curato nel dettaglio o per le zollette di zucchero di canna grezzo (adooooro) che voglio raccontare di questo caffè e del perché è stato così tanto intenso.

Non solo, almeno.

Il motivo ha un nome, Ivan (con l’accento sulla I, ci tiene).
Russo, francese di adozione.

Vive a Marsiglia, che mi conferma essere una delle città più pericolose d’Europa, è lì per un dottorato in Medicina.
Inizia così la nostra chiacchierata… e finiamo con l’attraversare la Russia, ci spostiamo in Europa e mi racconta dei suoi viaggi di lavoro negli States.

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Ci sentiamo entrambi cittadini del mondo, e quando gli chiedo di indicarmi un posto dove mangiare cucina tipica Russa “perché nel mio modo di viaggiare, per capire veramente un posto, bisogna provare tutto…specialmente il cibo” lui dice essere pienamente d’accordo.

Il caffè si trasforma in un viaggio, in Francia ci invita a Grenoble e noi ricambiamo offrendogli ospitalità a Roma.
Ci spostiamo a Barcellona e Francesca gli spiega perché non le è piaciuta e del perché l’ha vissuta come una triste viaggiatrice.

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Ci spiega come mai Marsiglia è una città pericolosa, gli racconto che ho visto molti posti in Spagna e che adoro ogni suo angolo.
Ci racconta della tradizione del suo paese, quando in inverno si fa il bagno a -40 gradi: “si fa un piccolo buco nel mare ghiacciato e ci si immerge per 3 volte”
Parliamo dei vini francesi, della Carbonara e dell’Amatriciana.
Ci racconta che una buona vodka deve produrre almeno 3 effetti per essere considerata tale: deve far venir voglia di cantare, di distruggere il mondo e di non dormire.
(ci è successo anche con il peggiore alcool comprato ad un discount, ma questo non glielo diciamo)

Piuttosto gli raccontiamo del nostro lavoro, gli chiediamo di insegnarci qualche parola in Russo e ci spiega alcune cose dell’alfabeto cirillico.

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Con molta fatica decidiamo di alzarci e abbandonare questo angolo di felicità per iniziare una lunga, infinita passeggiata nei vicoli San Pietroburghesi.
La città si lascia conoscere, maciniamo km e non ce ne accorgiamo. Continuano i racconti e…avete presente quando vi ho detto che gli ho chiesto dove poter mangiare una buona cucina Russa?
Ecco, è finita che stasera sarà Amatriciana home made per tutti.
Ma questa, è un’altra storia.

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“Perché proprio in Russia?”

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Fino a qualche giorno fa la risposta a questa domanda era semplicemente il frutto di una sensazione. 

Oggi è qualcosa di più di un istinto e qualche diario di viaggio.

Oggi è l’imponenza di Mosca a salire sul palco e a spiegare il perché.

Dici imponente e pensi a monumenti massicci, grattacieli importanti, opere grandiose.
No, c’è di più.

Strade enormi, una Piazza Rossa così grande da fare spavento, centri commerciali che sembrano videogiochi.
Si, ma c’è di più.

L’imponenza di Grande Madre Russia.
Di un paese che sa di essere il più esteso al mondo e che non perde occasione per ricordartelo.
Una città che non si scomoda a parlare inglese (figuriamoci Italiano), fortemente radicata al cirillico, perpetuato ovunque.

Ma se il primo giorno ti senti perso, se alla prima corsa metro non sai in che direzione stai andando nell’odissea sotterranea che ti si palesa davanti dove nessuna indicazione appare chiara (nessuna)

La realtà è che basta far passare qualche ora, beneficiare del dovuto riposo e abbandonare le reticenze europee…per accorgerti che la metro di Mosca non è un campo minato con sole scritte nemiche, ma un museo sotterraneo capace di stupirti ad ogni fermata (oltre che in grado di portarti ovunque)

Che il mare è lontano ma ci sono mille modi per far vivere l’estate. 
Mosca è tanto, infinito verde ad ogni angolo della città e la possibilità di beneficiare di svariate pause relax tra una decina di km e l’altra.

È Park Kultury, per il giorno e via Arbat per la sera dove un pullman fatto pub diventa il posto più caratteristico per brindare con due birre e vivere il Sabato sera Russo.

È cibo non troppo invitante e un Cremlino meno entusiasmante di quello che immaginavo…
È pantalone rosso, abbinato a maglietta celeste e sandalo arancione (insomma, una moda non proprio all’avanguardia)
È una città dove le sigarette si vendono a 50 rubli (pari ad un euro) ma nascoste dietro ad un telo quasi fosse contrabbando.

È la sensazione che si tratti di una città non facile da capire e dove difficilmente lasci il cuore con un breve city-break…ma questa mia Mosca è pura serenità, lunghe camminate, giornate senza orari e intense riflessioni.

Quello che cercavo, di cui avevo bisogno.

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ATTO I – Mica per davvero…

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E invece sì, per davvero.

Sarà questo lo spazio dove andranno a finire pensieri disordinati, le decisioni rigorose e quelle apparentemente tali, i lo sapevi che condivisi con le amiche di sempre, le ambizioni quotidiane e quelle che fanno capolino dal cassetto con puntuale ricorrenza. Quelle dei prima o poi.

Sarà questo lo spazio del copy-left, perchè continui a vivere il diritto d’autore ma si diffonda sempre di più la condivisione, libera, di idee, di novità, di caffè (e di posti dove andarli a prendere)
Questo qui sarà il posto dove continueranno a vivere le passioni per i viaggi, per gli eventi, quelli grandi e di lavoro ma anche quelli quotidiani, il sale delle giornate.

Sarà qui che racconterò dei fuori porta, delle andate e ritorno in giornata, dei viaggi a lungo raggio e di quelli ancora da pianificare.

Sarà qui che proverò a perdermi, per poi ritrovarmi.
E’ qui che lo voglio fare…per davvero.

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