Due estati fa, in Sicilia.

A volte basta una canzone e paf! ti ritrovi catapultata indietro due estati fa.
Persa tra sapori così tanto distintivi, nell’odore di Mare e la sensazione di essere di nuovo lì.

Succede così infatti, che sentendo le note di Will Never Know… mi ritrovo su un volo Ryanair direzione Trapani.
I presupposti per questa vacanza erano due e anche piuttosto semplici: conoscere a fondo la Sicilia (a mio parere la regione più bella d’Italia) e farlo senza programmi.
Per questo il 14 Agosto, le uniche certezze a fare compagnia a me e Fra erano una macchina prenotata per l’indomani e un volo di ritorno da Palermo, molti giorni dopo.
Decidiamo di iniziare con Favignana, un’isola al quadrato.
Piccola, spensierata, in bicicletta.
Un pensiero felice con il quale iniziare questo On the road nostrano.
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Tempo di godere di un triangolino di spiaggia, di dormire nel posto più angusto mai trovato (croce e delizia dei viaggi improvvisati) e festeggiare il ferragosto con amici incontrati lì grazie ad un post su Fb…che lasciamo Favignana alla volta della riserva naturale delle saline di Trapani.
Ah, ovviamente non prima di aver assaggiato la mia prima granita di Gelsi.
E faccio mio il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera”, perché decidiamo di prenderla qui, da “L’Arte del Gelato” certificato d’eccellenza 2014)
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Altro giro, altra corsa.
Ed è così, un’emozione continua.
Stavolta si sale verso Erice.
Qui facciamo la conoscenza di quelli che poi sono diventati i nostri cari amici veneti: le nostre strade si incrociano per pura casualità: il nostro viaggio appena iniziato, il loro volto al termine, una passaggio di testimone, qualche consiglio e una birra in mano.
Così inizia un’Amicizia che ha dato il via ad una serie di weekend che ci ha condotto fino a Vienna, tutti insieme.
Ma rimaniamo al caldo. Rimaniamo in Sicilia e raggiungiamo la Valle dei Templi.
Bella al tramonto, bella di notte.
Un posto di eterna e rara bellezza che non poteva non far parte di questo tour.

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(Ok, sì! Ho saltato una tappa. L’insolazione. La guardia medica. E un veterinario che al mio svenimento nel ristorante “fermi tutti, SONO UN VETERINARIO, ci penso io!“.
Ecco, appunto, tralasciamo Sciacca!)

La nostra improvvisazione programmata ci porta poi a Scala dei Turchi.
Consiglio a chiunque di andare in questo posto e di farlo in un altro periodo dell’anno.
Ad Agosto è stupendo, ma attira troppi troppi turisti che, come noi, con il proprio asciugamano coprono ogni pezzettino di questa scalinata di argilla bianca che si infrange sul mare…
(Siamo infatti costrette a salire fino in cima per godere a pieno del panorama e puntare la nostra prossima meta: Ragusa)
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Ecco, qui ho lasciato un pezzetto di Cuore.
Non so dire dove si trova precisamente tra Ragusa e Ibla.
Ma so che è lì.
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Nella passeggiata notturna, nel proprietario del nostro B&B, Araba fenice (anche questo premiato da Tripadvisor con un certificato di eccellenza) e non stento a crederlo.
Per la sua colazione homemade, per i simpatici battibecchi tra i proprietari, per il loro amore per Roma e i consigli per scoprire una Ragusa autentica.
Come piace a noi.
Si riparte e questa volta ad attenderci c’è Noto.
Un’altra perla.
Decidiamo di scoprirla a bordo del calesse di Corradino, uomo-leggenda di questo posto.
1234318_436355303145330_1548626329_nIl mood delle prenotazioni last minute non ci riserva la stessa fortuna a Siracusa.
Ma lo avevamo messo in conto.
Prima di raggiungere Ortigia ed innamorarcene, lasciamo le valigie e ci concediamo una doccia veloce in un ostello: LolHostel

Se esistesse la categoria di ostelli a 5 stelle, questo entrerebbe di diritto tra i primi posti. Pulito, nuovo, giovane e soprattutto…una camerata tutta per noi!

Iniziamo la scoperta della città e la fortuna anche stavolta è dalla nostra.
Soprattutto quando incontriamo due siciliani Doc trapiantati a Roma da 10 anni a cui chiediamo informazioni per raggiungere un locale consigliatoci dal proprietario dell’ostello e…con i quali alla fine trascorriamo la serata.

E’ così che iniziano raccontarci la Sicilia vissuta dai siciliani.
Le giornate in spiaggia vissute con un mazzo di carte in mano, perché “giocare a Scopone Scientifico è una cosa seria
994896_436372839810243_627681733_nE’ una contaminazione belle quella che si crea, soprattutto quando ci dicono che a Roma hanno imparato a..ROSICARE!: “noi da quando siamo a Roma, abbiamo imparato a rosicare. Ma non a dire la parola…proprio a rosicare, come stato d’animo. Qui in Sicilia non si rosica“Con la promessa di rivederci la sera dopo (e sfidarci in una partita a carte!), li salutiamo per raggiungere Catania.
Calda, bella, riposante, frizzante.
E qui non possiamo e non vogliamo saltare la tappa obbligata da Wine&Charme, un posto di rara bellezza reso unico dai racconti del sig. Antonio.

In ogni posto vorremmo rimanere di più, ogni pezzettino di questa meravigliosa Terra merita un “dai, ancora un altro po‘”.
Ma si riparte e stavolta l’itinerario improvvisato dice San Vito Lo Capo.
L’itinerario stabilito dal navigatore prevedere tutto entroterra.
E’ un viaggio nel Viaggio, col Sole alto nel cielo disturbato solo da qualche nuvola e qualche sms che mi ricorda che…è il mio compleanno!
Per questo nonostante la stanchezza decido di farmi un regalo (e ovviamente Fra non mi lascia sola) così lasciamo le valigie presso l’ennesimo angolo di paradiso che ci ospiterà per questa notte Siciliana, Villa il Carrubo, e ci dirigiamo verso la spiaggia.
1240604_436373549810172_219167643_nimage (1)Quello a cui assistiamo è un tramonto che delizia l’anima prima degli occhi.
Mi sento in pace con i 5 sensi e vorrei quell’attimo non finisse mai.
Ma San Vito lo Capo ci chiama per la serata e ancora di più La riserva dello Zingaro per l’indomani.Facciamo colazione, con la nutella fatta in casa e il pane caldo e dopo un caloroso saluto con i proprietari di casa, siamo pronte! Si riparte: scarpe comode e curiosità di scoprire questo paradiso di cui tanto abbiamo sentito parlare.

Portiamo con noi qualche bottiglietta d’acqua ma la giornata è tremendamente calda…per questo poco dopo ci troviamo a barattare un po’ di buona musica con una fredda bibita ghiacciata, gentilmente offerta da una coppietta a noi vicina.
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Non prima di fare tappa al mercato di Ballarò e non prima di mangiare un arancino (o arancina? a quanto bare il dibattito è apertissimo!) e si riparte.
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I ricordi sono vivi, il calore sulla pelle quasi lo stesso e il sapore del mare e della rosticceria siciliana pronto a ingolosirmi come se fossi seduta ad un tavolo con il menù in mano, di nuovo.

Siamo a Gennaio, è il momento di iniziare a pensare concretamente alla meta dell’estate 2015 e la verità è che vorrei rivivere altre mille volte una vacanza come questa.
Con la stessa intensità, la stessa compagnia e le stesse sorprendenti scoperte.

“Avrò cura di te” – tratto da una storia vera

Ho appena finito un viaggio.

“E’ di questo che andiamo in cerca nei viaggi: di una prova che consenta di comprendere chi siamo e di dare valore a quello che abbiamo.
[…]
Ogni essere umano è un eroe.  E l’eroe combatte sempre per tornare a casa.
Potrebbe restarci fin dall’inizio ma l’intuito gli suggerisce che per amare le sue  radici in maniera consapevole  dovrà prima lasciarle, dimenticarle, addirittura rinnegarle, per poi iniziare a struggersi nel ricordo e, superata la prova della lontananza, decidere in piena libertà di farvi ritorno.
Soltanto allora sarà in grado di apprezzare ciò che già possedeva, ma non era in grado di comprendere.
Il tesoro che cerchi si trova dove sei, ma come faresti a saperlo se non andassi a cercarlo da qualche altra parte?

Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale.

ABC del viaggiatore, il mio!

Perdendomi nei racconti dei blog che seguo, ieri mi sono piacevolmente imbattuta nell’articolo di Martinaway (blog che adoro!) che dopo aver parlato del suo, invita ognuno a raccontare del proprio ABC dei viaggi… e perché non farlo?!

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A come Amicizia. Quella consolidata viaggio dopo viaggio con gli amici di sempre. Quella nata in terre straniere e portate a casa. Custodite gelosamente e alimentate ogni giorno.
B come Bentornata. Perchè l’ho imparato sulla mia pelle, “il Viaggio perfetto è circolare: la gioia dell’andata e quella del ritorno” D. Basili
C come Cucina. Perché sono fermamente convinta che per scoprire un posto, per capire a fondo una Cultura, sia fondamentale aver voglia di conoscere anche la cucina tradizionale, locale.
D come Dettagli. Quelli che fanno la differenza, sempre. Quelli che vengo a raccontare qui sopra e che in ogni viaggio raccontano una storia.

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 E come…mmh. Come in “nomi, cose e città“…anche in questo ABC mi mette in crisi! Empoli? Ermellino?
No, ok, ce l’ho! E come Entusiasmo, quello sano, positivo, che mi fa sentire viva. Quello che mi accompagna ogni qualvolta sto su un sito per prenotare un volo, un treno e che non mi abbandona fino al rientro a casa.
F come Fuga. Per tutte le volte che viaggiare vuol dire staccare la spina. Vivere sospesi in una realtà parallela. Riacquisire la percezione dei 5 sensi.
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 G come Guida. Possibilmente una Lonely planet. Ma anche tutte le recensioni e i racconti di viaggio in cui mi immergo prima della partenza.
 H come Hotel. Quelli a 4 stelle, con le colazioni che sono pranzi di nozze e che adoooooro. Ma anche tutti i B&B quelli delle colazioni homemade, degli ostelli dell’on the road in Andalusia e dei viaggi che verranno.
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I come Immortalare. In una foto, in un video. Emozionarsi riguardando un album anche dopo anni. Condividere.
L come Lista. Quella della preparazione della valigia, quella dei luoghi da vedere, quelle che amo.
M come Micaperdavvero. Il viaggio che faccio ogni giorno. La passione che si autoalimenta. Le piccole soddisfazioni, i grandi racconti.
Lo spazio dove perdermi per poi ritrovarmi.
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N come Napoli. L’ultimo viaggio del 2014, l’anno dei viaggi.
O come Odissea. Quella che ogni viaggio è solito regalarmi. Gli aneddoti divertenti, quelli che sembrano tragici e che si trasformano poi in episodi di cui ridere.
P come …Prenotiamo? La mia travel wishlist. I miei Viaggi nel cassetto. Quelli depennati e quelli che si aggiungono ogni giorno.
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Q come “Quantomanca? La domanda tormentone che rivolgevo ai miei in macchina, quando da piccola partivamo per una vacanza. Perché quell’adrenalina, quell’ansia mista a frenesia, i countdown, la voglia di arrivare, di godere del viaggio, non mi hanno mai abbandonata.
R come Roma. Per la fortuna di essere nata in questo posto che sa essere meraviglioso. Per gli anni di Storia raccontati ogni passo. Per sentirmi spesso turista nella mia città. Perché se la leggi al contrario si legge Amor..
S come Sorpresa. Quelle che mi riserva ogni viaggio. Perché ogni Viaggio è una scoperta.
T come Torino. Fino ad ora il Viaggio più lungo che ho fatto. La città che mi ha ospitato per due anni e dalla quale sono tornata piena di bagagli, pieni di tutto.
U come Ultimo viaggio. Che non è mai l’ultimo perché ce n’è sempre un altro prenotato, in cantiere. Una valigia da disfare e una da preparare di nuovo.
V come Volo. L’adrenalina di ogni tragitto ad alta quota. La possibilità di andare ovunque e lo stupore di farlo tra le nuvole.
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Z come zaino in spalla. Il Cammino di Santiago, la promessa fatta a me stessa. Il Viaggio che arriverà prima dei 30 anni.

Napul’è mille culure

Ciò che più mi piace dei miei Viaggi, è quell’immancabile dose di improvvisazione alla quale proprio non riesco, e non voglio, rinunciare.

Quella che un 26 Dicembre qualsiasi ti fa alzare dalla tavola imbandita (con grande fatica, lo ammetto) prendere il computer e prenotare 2 biglietti a/r nel weekend per nientepopodimenocheNapoli!

E quindi libro nuovo di zecca, musica nelle orecchie e l’amica di sempre a fianco.
Quelle costanti, le mie, che ti fanno pensare “cosapossochiederedipiù?”

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Un’ora di viaggio. Troppo poco per addormentarmi, troppo tempo prima di poter addentare la prima sfogliatella!
Soprattutto perchè quando arriviamo a Napoli, dopo il primo abbraccio con Max che ci aspetta in stazione inizia una corsa contro il tempo per cercare di sederci da Sorbillo (una delle pizzerie storiche di Napoli) che, ok che qualcosa da smaltire ce l’avessi…ma se non mi sono mai iscritta ad una maratona, un motivo c’è.

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Ma tant’è. Arriviamo.
Ecco “cercare di sederci” in questo caso non è un eufemismo, è pura utopia.
Troppa gente, troppa fila…troppa fame!
E poi abbiamo un programma serratissimo, non possiamo permetterci tutta questa attesa decidiamo quindi di ripiegare per un pranzo fugace dando appuntamento al resto della ciurma alle 15:30 da Gambrinus.

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Ecco, altra precisazione: se a Napoli dai appuntamento dopo pranzo ad un’amica che non vedi da un po’ di tempo…può succedere che dopo aver bevuto uno dei caffè più buoni che ricordi, ti ritrovi in mano una barattolo di mulignane sott’olioamici vi ho portato le melanzane sott’olio che ha fatto mamma, ma voglio una foto mentre le mangiate, sennò mamma ci rimane male!”

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Baci, abbracci, melanzane, risate…e si riparte.
A questo punto l’unica cosa che ci divide dal tunnel borbonico è un’imbracatura, un cappello da speleologo con tanto di torcia, guanti alla mano e spiegazioni di rito.
Eseguiamo alla lettera tutto quello che ci spiega pazientemente Mauro, la nostra guida.
Una di quelle persone che ama il suo lavoro e lo fa percepire dal primo all’ultimo istante di questo tour.
Ed è così che ci ritroviamo in fila indiana, esploratori curiosi di questa meravigliosa Napoli sotterranea.

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Sì, perchè ci sono quelle città che devi osservare col naso all’insù per cercare di capire dove finisce quel grattacielo o quella torre panoramica.
Ci sono quelle che puoi ammirare dai tetti o perderti nei canali.
Capitano poi quelle città che conosci scrutandone i particolari, cercando i dettagli e guardando le persone. Ed è il caso di Napoli.
Ma questa volta Napoli è anche andare in profondità, cercare di non trascurare nulla, conoscere il mondo che si cela sotto. E rimanerne meravigliati.

“…per ogni cosa c’è un posto, ma quello della meraviglia è solo un po’ più nascosto…

Ed è vero.
E’ nascosto nell’acquedotto, nell’immaginarsi il lavoro dei pozzari, nell’esplorazione della cisterna.
Nei simboli della massoneria incisi nel tufo… “…circa due anni fa sono venuti dei massoni, della loggia Grande Oriente, quando siamo arrivati qui davanti ci hanno chiesto di allontanarci e di lasciarli soli…dovevano compiere un rito”

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La curiosità ed il fascino di questo percorso aumenta ad ogni passo.
Per questo quando arriviamo alla fine del percorso la stanchezza di queste due ore sotto terra non si percepisce affatto.
Ma non abbiamo tempo per considerazioni romantiche, Max ci lascia una quarto d’ora a testa per prepararci prima di prendere parte al Mercante in fiera a casa Bello, un evento unico nel suo genere.
Quelle cose che ti fanno amare le tradizioni, i riti appunto.

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Si percepisce la tradizione, gli aneddoti accumulati negli anni, la voglia di stare insieme il sapore vero dell’Amicizia.
La stessa che si è rotta quando Carlo, la mascotte della nostra squadra, ha scoperto che ci eravamo appena aggiudicate un’asta per 155€!

Ecco, non so se ho temuto di più il suo sguardo a fine serata o la sveglia delle 8 impostata per l’indomani.
Ma con innegabile fatica ci alziamo dal letto e con altrettante impresentabili occhiaie mi presento davanti a Manu che ci aspetta davanti alla biglietteria per iniziare un altro tour, il Miglio Sacro.
Percorrere un miglio sottoterra vuol dire scoprire che San Gennaro era un uomo alto 1,90m, rimanere sbalorditi per la quantità di teschi e di ossa del cimitero delle fontanelle, passare per il Rione Sanità e accorgersi della storia millenaria e della tradizione che si nasconde in ogni suo angolo, in ogni panno stesso, in ogni paniere sceso dal balcone.

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Le poche ore di sonno e la stanchezza iniziano a farsi sentire e noi dobbiamo riscattarci per il pranzo del giorno prima.
Corriamo da Pizzeria Lombardi, e ci perdiamo in quelle chiacchiere lente e sorridenti che ti ricordano che non solo è Domenica, ma che sei a Napoli in compagnia dei tuoi amici.
E allora il Tempo si blocca, si ferma, rallenta. L’inesorabile non è più scadito dal ticchetìo delle lancette ma dalle risate, qualche foto, e l’organizzazione di weekend futuri.

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Sì, alle cinque parte il treno, ma c’è tempo, ancora un po’.
Per godere di questi attimi.
Per godere del profumo che emanano le sfogliatelle di Attanasio (souvenir senza il quale non avrei potuto mettere piede dentro casa) e per godere dei racconti di Manu su uno spettacolo teatrale che entra di diritto nei buoni propositi del 2015 alle porte.

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E salendo sul treno, penso ad una cosa. Che è una conferma.
Ci sono quelle Amicizie per cui le distanze, quelle spazio temporali non sono e non saranno mai un ostacolo.
Ed io, sono fortunata.

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Venezia, quando l’Amicizia è una cosa semplice.

12 Dicembre 2014.
Si torna a Venezia, si torna dai fioi.

E con loro, scopriamo un altro pezzetto di mondo, che ci mancava.
Dopo tante volte in laguna, la nostra prima volta a Murano e Burano.
Simili nel nome, ma non gareggiano per bellezza: Burano fa parte di un altro campionato.
L’isola del vetro, una. Famosa per i merletti, l’altra.
Ma manifatture entrambe lontane dalle mie mire.
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Piuttosto, parliamo di cose interessanti: i bussolà!
I biscotti più buoni (e calorici) che io abbia mai mangiato: un tuorlo d’uovo e un panetto di burro più o meno per ogni ciambellina.
Consigliati più volte e scoperti grazie al consiglio di una signora “...andate da Bruno, il proprietario è Napoletano, ma la cucina è Veneziana doc..
Cercavamo un bacaro come una volta, e siamo stati accontentati.
Ai Bisatei“, così si chiama il ristorante di Bruno, burbero ma accogliente al tempo stesso.image_2

Ci offre mini spritz e iniziamo le danze.
Gli chiedo se è lui il proprietario partenopeo di cui ci avevano parlato e mi risponde con estrema fierezza “…di Spaccanapoli!
Quindi mi viene spontaneo chiedergli com’è per un Napoletano vivere a Murano e anche in questo caso la risposta è pronta e sicura “...da 4 milioni di abitanti a 4 mila. È meraviglioso. Mi vogliono fare sindaco qui
E non stento a crederlo.
Soprattutto quando si presenta con un mini flûte di vino e ci tuffa dentro la goduria di cui sopra.
Con l’occhiolino suggerisce “teneteli dentro 10 secondi“.
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Sazi e felici, ci dirigiamo verso Burano.
Mi innamoro letteralmente.
Sembra di stare in un presepe.
Le casette colorate. Le luci di natale che poco a poco iniziano ad accendersi.
Un incanto.
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Ed è lì che penso alla frase: l’amore è una cosa semplice.

Ma l’Amicizia? Anche lei può esserlo?
Questa amicizia, nata per caso ad Erice, in Sicilia.
Che ha visto bacari tour, carnevali, osterie e sagre delle castagne.
Che ha attraversato l’Italia, passando per Roma, che è rimasta nel cuore per una cena in fraschetta.
Che ha viaggiato fino a Lecce, che ha sconfitto il freddo di Torino arrivando a festeggiare un Capodanno insieme a Vienna

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Che dopo un anno e mezzo, ci ritroviamo a bere vino, tanto vino, molto vino.
A cantare squarciagola, ballare il twist e ridere a crepapelle.

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Sí, l’Amicizia é una cosa semplice.
Quando è fatta di persone così.

Amsterdam è…Gezellig!

Si fa presto a dire “da questo viaggio torno con un bagaglio ricco di esperienze e bla bla“…quando il bagaglio torna a casa con te!
E’ a dirlo con una denuncia per smarrimento bagaglio in mano…che la questione si fa un pelo più complicata!Eppure…
Eppure questa Amsterdam (al netto della valigia a spasso nel mondo, il viaggio nel Viaggio -quando dici trip-, il freddo che a tratti ci ha fatto dubitare della reale esistenza delle mani e dell’attaccamento al nostro corpo) si è impadronita di un altro pezzetto di cuore che ora se ne sta seduto ai bordi di un canale godendosi il panorama.Il motivo?!
Prima di tutto, lei…la nostra dimora.
Dormire per la prima volta in un’houseboat è stata una delle esperienze più suggestive mai provate.
(Arrivarci alle 01.30, di notte, scavalcando una traliccio perchè non conoscevamo la strada, anche!)Ma quello che ricordo è il calore (intanto quello dei termosifoni, la remora più grande prima di arrivare) ma soprattutto quello visibile agli occhi.
Le luci del salotto.
Il riflesso del canale sulle finestre.
Una colazione speciale.
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Gli altri motivi gironzolano in bicicletta tra i canali.
Fermandosi a bere un caffè americano da Starbucks per dare sollievo alla mani infreddolite, e riprendendo presto la rotta per il mercato dei fiori, l’Heinekein experience, o la casa di Anna Frank.
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Ma è per nessuno di questi motivi che desidero tornarci, e farlo presto.
Non è per l’esperienza nel coffeeshop (vaderetro, Satana) o per l’insolita gita al quartiere a luci rosse. È per la magia che questa città è stata in grado di regalarci.
Sì, chiudete gli occhi, e immaginate quell’atmosfera che solo Woody Allen sa far percepire.
Aggiungete una colonna sonora, chessó..questa.
E via!
Iniziate a perdervi nelle vie labirinto, nel reticolo del Jordaan, con la bocca aperta ammirate le case storte, fermatevi ad un caffè bruin, e camminate.
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Meravigliatevi della quantità infinita di biciclette.
Riscontrate con i vostri stessi occhi quanti e quali bei negozi, botteghe o cafè ci sono.
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Camminate ancora, e respirate la Gezellig olandese.Cos’è? eh…cos’è?!
Ne avevo sentito parlare e letto qualcosa. Ma non avevo capito che fosse realmente così!
Non abbiamo un termine italiano che sia in grado di tradurre questa parola, ma anche noi italiani, quando vogliamo sappiamo esserlo.
E’ ricevere aiuto da chiunque, e col sorriso, a qualsiasi richiesta.
E’ cordialità. Accoglienza. Farti sentire a tuo agio.
E’ essere ospitali e trasmetterti la voglia di non andar via. Ecco, io non volevo andar via.
E Nemmeno il mio bagaglio.
Ma è tornato. Dice che dobbiamo tornarci insieme, che c’è più gusto.
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Io mi fido, ma nel frattempo ci prepariamo per la laguna nostrana.
Venezia arriviamo!

Viaggiare, è un lungo…mangiare.

Lo so, non era esattamente così che recitava il detto.
Ma questa frase calza a pennello con il mio ultimo weekend Torinese.
Ok, è anche vero che il cibo è una componente importante in o g n u n o dei miei viaggi…ma questa volta, ho un po’ esagerato.

Riassumerei quest’ultima cartolina che porto via da Torino, intitolandola “i piaceri della vita“.
Quelli che ti fanno riscoprire i cinque sensi.
Che ti riscaldano con un abbraccio e shekerano nell’effervescenza di una risata.
Due. Tre. Un numero indefinito.

E cosi porto dietro l’immagine del buongiorno perfetto: risveglio a casa di Ale, che affaccia sulla meravigliosa Gran Madre.
Ancora per poco.
No, non spostano la chiesa.
E nemmeno casa di Ale.
Semplicemente deve trovarsi un’altra sistemazione ed abbandonare a malincuore una delle case più belle di Torino.

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La lasciamo momentaneamente anche noi con una lenta e pensierosa passeggiata lungo il Po, illuminato da un Sole alto e raro.

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È stato un weekend tetris.
Dicevo sempre così quando tornavo a Roma.
Quando tornare a casa
voleva dire incastrare colazioni, pranzi, incontri al semaforo, saluti per le scale, birre, aperitivi e slittare un appuntamento anche di una mezz’ora voleva dire irrimediabilmente: fallimento!!!
Questa volta l’organizzazione al cardiopalma è capitata a Torino.
Per questo poco dopo ci troviamo a bere seduti davanti a bagel, tea caldo e cupcakes.
Pasticceria sweet lab.
Una bakery favolosa in via Principe Amedeo, 39.

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É qui che faccio l’incontro più dolce del weekend, finalmente conosco il mio nipotino acquisito, Vittorio.

Con quella compagnia non avrei potuto desiderare e chiedere di più.
Ma questo posto merita una visita.
A prescindere.

Ci concediamo lunghe chiacchiere prima di alzarci di nuovo per un’altra direzione e intrufolarci tra i vicoli di Torino.
L’amore per questa città, croce e delizia fino a qualche mese fa, la riscopro in ogni angolo.
Passiamo nella mia piazza preferita, Piazza San Carlo, e godiamo di una delle istallazioni più belle di Luci d’artista.

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Ma stavolta è la sete di shopping ad avere la meglio: entriamo da Mondo e ci perdiamo nei racconti del commesso che incurante della chiusura del negozio, ama il suo lavoro e ci racconta di Erareclam.
Brand che rimette in vita la pubblicità realizzando cinture, borse, pouf attraverso ex cartelloni pubblicitari

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È ora di cena.
E come di consueto nei quasi due anni a Torino, se dici cena, dici San Salvario.
Stavolta optiamo per “La Piola di San Salvario” via Saluzzo, 42.
Ordino una battuta di Fassone.
Un altro must della mia vita Torinese.
Da lì i ricordi sono vaghi, effervescenti, sorridenti, allegri, nostalgici.
Ed è così che finiamo a casa di Ale, a bere un’eccellenza siciliana, a parlare di spotify, parlare di viaggi e…a pianificare il brunch della domenica.

Eh si, per fortuna il nostro fegato non si lascia impressionare facilmente, così il giorno dopo sotto consiglio di Nic ci ritroviamo da Pai bikery.

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Officina specializzata in bici da corsa, scatto fisso, single speed, ma soprattutto cibo eccellente.
Il brunch della Domenica è qui.
Con ritmi lenti, odori di casa.
È per questo che passiamo 3 ore a chiacchierare senza neanche accorgercene.

E giuro, senza neanche accorgermi che dopo qualche ora, siamo di nuovo seduti.

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Open baladin, piazza Valdo fusi.
Anche qui sono i ricordi a farla da padrone.
Monaco, la foto del “dopo 3,4,5 litri”
L’appuntamento cinema del mercoledì.
Gli aneddoti del lavoro, quelli delle uscite.
Il sano gossip tra amici.

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Quei momenti che mi gettano con forza nella nostalgia di un pezzo di vita vissuta.
Importante.
Indelebile.

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Così finisce il weekend, con una sveglia alle 5 del mattino che mi riporta a casa.
Salendo sul treno lascio un fegato, le corde vocali e un pezzo di cuore.
Che sommate alle 47379953 calorie darebbero un bilancio decisamente negativo.
Ma la verità, è che non vedo l’ora di tornare.

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“E’ Viaggiare stando fermi”

È viaggiare stando fermi, è vivere altre vite

Questo ho pensato quando Venerdì sera sono stata alla mostra fotografica di Alex Mezzenga di Nuovi Scenari Roma e dei suoi allievi.

La mostra collettiva “Una foto per Genova” (gli entroiti di quanto venduto saranno un omaggio di beneficenza alla città di Genova) nasce da un viaggio nella Creatività affrontato durante questo ultimo laboratorio creativo.

Ad aprire la mostra le foto del Maestro.
Un lavoro geniale. Alex propone il gioco dell’identificazione:
..La maschera che ognuno di noi indossa è il proprio nome, un disegno che si sovrappone fisicamente al corpo. Un atto, quello di scriversi, che è una dichiarazione di disponibilità in un’epoca in cui predomina il ripiegamento e la chiusura. Un gioco che va fatto insieme ad altri (è difficile scriversi da soli allo specchio) e che testimonia della componente sociale di questo gioco del riconoscimento.
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Mi giro e mi trovo davanti al lavoro di C. Formisani.
…l’idea della rinascita e del venire al mondo. Rinascita nell’elemento acquatico, simbolo per eccellenza della vita.”
La resa è stupenda. Ma è l’idea che ha vinto: è il mio preferito.
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Da questa distanza apprezzo al meglio il lavoro di V. Cammalleri.
L’emblema della frase iniziale.
“...avevamo come compito quello di rappresentare degli orizzonti…ma dovevo studiare per l’esame di Stato così ho deciso di creare a casa degli orizzonti immaginari…
Ed è così che ci ritroviamo a New York, a Parigi e ovunque la mente sia in grado di andare.
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Torno bambina ammirando le foto di M. Sgrulletti.
Il suo lavoro mi prende e mi trascina con forza ad una ventina di anni fa.
Il suo lavoro mi riscalda.
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Trovo molto affascinante anche il lavoro di S. Domenici che capovolge la visione del mondo.
…attaccando un principio inconfutabile: quello di gravità…
E nascono così due mondi, uno sopra l’altro.
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Mi perdo nei vicoli di Bruges con il lavoro di I. Magrini
Non ci sono mai stata ma ancora una volta è questo lo stimolo per pensare di prendere una valigia e partire di nuovo.
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E sì, se si può viaggiare anche stando fermi…si può comunicare anche senza parlare.

Questo lo racconta N. Gubinelli che realizza un autoritratto dove la comunicazione è non verbale ma affidata ai segni delle mani.
…Un linguaggio universale, mani nitide e in primo piano…
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Il mio viaggio continua così, guardando queste foto e tutte le altre presenti.
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Quello di alcune foto invece è appena iniziato. Ieri si è tenuta un’asta e il ricavato dei lavori venduti sarà devoluto ai ragazzi del Teatro della Gioventù di Genova, teatro duramente danneggiato durante l’alluvione del 9 Ottobre scorso.

Per maggiori info:
+39 366. 3432713
www.nuoviscenariroma.it
info@nuoviscenariroma.it

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La mia Varsavia e i suoi preziosi insegnamenti!

Varsavia è bellissima.
Ma questo l’ho scoperto alla fine.
Partiamo dal principio e da quel gruppo su whatsapp che si chiamava prima “Oslo con furore” e che poi si è trasformato in “Varsavia low cost” (passando per Parigi, Londra e Dio solo sa quante altre mete).
Ma è così, mamma Ryanair anche questa volta ci ha regalato grandi emozioni (e un biglietto alla modica cifra di 50€ a/r)

Forse per il volo pagato poco, per qualche reticenza di troppo, legata all’immaginario di una città dell’est o semplicemente per la paura del freddo incombente…sono arrivata in Polonia con delle aspettative piuttosto basse.
E si sa, è in questi casi che si ricevono le sorprese più belle.

E insomma…sì, Varsavia è bellissima.
E come ogni viaggio che si rispetti, torno con il bagaglio pieno di piccoli insegnamenti. Ne elenco alcuni, per esempio:

– Che Booking.com non è affidabile: arrivi a Varsavia convinta di andare in un appartamentino accogliente in pieno centro e con ottimi feedback…ed è un attimo che ti ritrovi in un Novotel 4 stelle al 26° piano e camera con Vista.
Beh, per stavolta…MICA male!
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– Che se decidi di andare allo zoo, scopri che i bisonti non si sono estinti (quelli sono i mammut) che l’antilope non è “tipo una pantegana” ma è decisamente diversa.
E soprattutto che se un attimo prima vedi delle scimmiette divertirsi su un albero e pensi ad alta voce “ma siamo sicuri di poter dire che ci siamo realmente evoluti? loro si divertono tutto il giorno e noi passiamo le nostre ore davanti ad un pc a lavorare”...l’attimo dopo Stefano ti fa notare una scimmia intenta a ingurgitare le proprie feci e.. “sì, micky, forse un tantino ci siamo evoluti!!”

– Che il caffè a Varsavia non è tanto buono, ma se decidi di prenderlo da Caffè Nero puoi assaggiare una torta di carote squisita, e godere di un’atmosfera unica.
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– Che è quando pensi “è arrivato l’inverno!“, che l‘autunno rivendica con decisione che questo è il suo momento!
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– Che i ravioli cinesi (che mangiamo in Italia), a Varsavia si chiamano Pierogi.
E sono più buoni (ma ugualmente pesanti!)
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– Che tutte le strade portano al Novotel: in qualsiasi strada o punto della città ci trovassimo, eravamo sempre in grado di vedere l’edificio imponente.

– Che è la città con la vita meno cara dove io sia stata finora.

– Che se vai a Varsavia non puoi non andare qui: Bistro Varsavia…un posto meraviglioso in una delle piazze più belle d’Europa (non a caso patrimonio dell’Unesco) e ordinare una tartare.
Anche se sono le 17:20 e dopo un’ora devi essere in aeroporto per tornare in Italia. Ma d’altronde lo dice Peppe “in vacanza: no rules!”
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– Che ho avuto idee più geniali che mangiare un kebab alle 2 di notte.
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– Che dopo aver mangiato un kebab alle 2 di notte, pensando non fosse un’idea geniale, ho anche pensato che avrei iniziato in maniera i-n-a-m-o-v-i-b-i-l-e la dieta.
E invece il giorno dopo ho mangiato questo.
Ma d’altronde, come dire di no?!
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– Che su il Cielo d’Irlanda hanno scritto una canzone…ma anche quello di Varsavia, dice la sua.
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– Che se in tempi non sospetti, e a ragion veduta, avevo esclamato “mai mangiare in un ristorante con tovaglia a quadretti rossi e bianchi…poi non mi posso lamentare se, seduta ad un tavolo con tovaglia quadretti rossi e bianchi, mi portano questa zuppa: insapore, con taaaaanto odore (di aglio e cipolla insieme) e con un uovo sodo galleggiante dentro!
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– Che Copy-Left per me significa condivisione di cose belle. E il mio primo esercizio di bookcrossing con il libro di Guglielmo Lorenzo: Oggetti usati da Peter Mc Cook lasciato in un cafè all’aeroporto di Modlin a Varsavia in attesa che qualcuno lo adotti, ne è la testimonianza. (A proposito… se lo avete trovato, scrivete a petermccook@hotmail.com!)
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– Che viaggiare è una delle emozioni più intense che la vita mi regala. Ogni volta.
E se ti circondi di amici come i miei, ogni avventura diventa una storia da raccontare. Soprattutto se si tratta del primo vero viaggio insieme dopo 14 anni di Amicizia.
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Ed ora, tornata a casa…corro a depennare Varsavia dalla travel-whislist.

Ma niente paura. Si aggiungo altre due mete:

– Dachau e il primo campo di concentramento
– Matera appena eletta città europea della cultura 2019.

Quindi “…prenotiamo?!”


“E allora intanto andiamo, che poi per arrivare c’è sempre tempo.”

Non ricordo il momento esatto in cui ho fatto questa scoperta.
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Cioè, non ricordo a quale periodo si riferisce la presa di coscienza di una delle poche (ma ferme) certezze della mia vita: VIAGGIARE.

Così, con il verbo all’infinito. Come le volte che senza indugio salirei su un treno, un aereo o in macchina con valigia al seguito, pronta per andare in avanscoperta.

Non ricordo il momento esatto ma fin dove ho memoria…è così da sempre.
Sms e fiumi di mail prima, logoranti ma funzionali gruppi su whatsapp dopo
(con tanto di: proposta di meta / giorni ed orari di partenza ed arrivi /costi ed aggiornamenti…della serie “rompipalle sì, ma con metodo e grado di dettaglio elevatissimo“!) sono la testimonianza di questo amore incondizionato.

E il conto in banca è la prova che 9 volte su 10, vuoi per entusiasmo per curiosità o semplicemente per sfinimento, la risposta al mio “prenotiamo?”...è positiva! 

Motivo per il quale, da qui ad un mese l’agenda dice VARSAVIA – TORINO – AMSTERDAM!
Motivo per il quale…trovatemi un secondo lavoro o finirò sul lastrico! (mmm…vagabonda, perchè no?! 🙂

Ma se i viaggi in progress sono 3…molti, troppi di più, sono quelli che sogno di fare.
Così, quando qualche giorno fa ho letto che “la differenza tra un sogno ed un obiettivo, è una data” ho pensato di buttar giù questa lista dei desideri.
Che sia un supporto per pianificare e prenotare…e che sono sicura di incrementare nel tempo, ma le cui voci spero di depennare una dopo l’altra in ordine sparso.

Insomma… Prenotiamo?! 🙂

1. Giappone – durante la fioritura dei ciliegi
2. Avenue Verte (ovvero: Parigi-Londra in bici)
3. Paesi Baschi on the road
4. Thailandia
5. Grecia in motorino (memo: ricordati che ancora non lo sai portare. Ok facciamo in quad)
6. Rio de Janeiro – possibilmente durante il carnevale
7. Partecipare alle prossime Olimpiadi
8. Guardare da vicino un canguro, in Australia
9. Coast to Coast in U.S.A
10. Tornare a Parigi per la 4° volta
11. Feria de April a Siviglia
12. Visitare le 5 regioni di Italia ancora mai viste (quindi la Basilicata esiste sul serio?)
13. Cipro (e dare un volto ai racconti di Silvia)
14. Amsterdam (28-30 Novembre…arrivo)
15. Finire il mio on the road in Sicilia
16. Capodanno in un posto qualsiasi della Spagna o del Portogallo e mangiare 12 chicchi d’uva
17. Istanbul
18. Fare un hammam a Marrakech
19. Tornare a Londra
20. Varsavia (18-20 Ottobre…manca poco)
21. Nuotare con i delfini a Malta
22. Cammino di Santiago
23. Vedere un esemplare di Beluga in Canada
24. Mangiare un piatto di amatriciana ad Amatrice
25. Oslo
26. Salire sulla statua della libertà
27. India – zaino in spalla
28. Mangiare un fritto misto piemontese (2 anni a Torino…che vergogna!)
29. Cascate del Niagara
30. Visitare tutti le nazioni europee
31. Corsica on the road
32. Pompei ed Ercolano
33. Ninfa a Latina (quasi, quasi domani…)
34. Tornare a San Pietroburgo durante le notti bianche
35. Ivrea durante la battaglia delle arance (e dare una soddisfazione a Filippo)
36. Weekend tra i colli umbri
37. Guardare una partita di NBA al Madison (Memli questa è colpa/merito tuo)
38. Portogallo on the road
39. Tornare a Barcellona e godermela.
40. Napoli sotterranea (quando Max?)
41. Assistere ad un musical a Broadway – Il Re Leone?
42. Visitare l’ultima villa di Tivoli che non ho ancora visto
43. Pennabilli per il buskers festival
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4. Tornare a Monaco per l’oktoberfest (e non una settimana dopo)
45. Costiera amalfitana
46. Normandia (e dare un volto ai racconti di Gerry)
47. Andare in crociera
46. Tour della Turchia in caicco
47. Tornare in Malawi
48. Mangiare cibo cinese in Cina
49. Visitare il Moma
50. Scozia
51. Dublino durante il S. Patrick’ day
52. Fare un interrail
53. Visitare Praga
54. Andare a Trieste
55. Arrivare in Svizzera con il Bernina Express (ovvero: il trenino rosso)
56. Partire sola per un Viaggio
57. Vedere l’aurora boreale
58. Fare un viaggio in autostop
59. Andare in Messico
60. Venezia durante il redentore
61. Copenaghen
62. Visitare tutti e 5 i Continenti
63. Sri-Lanka
64. Fare un viaggio in moto
65. Kenya
66. Guardare una piramide da molto vicino
67. Polinesia (con tanto di tatau)
68. Cous Cous Festival a San Vito Lo Capo
69. Bere rum cubano a Cuba
70. Sperimentare la cucina libanese in Libano
71. Giro delle 7 chiese a Roma
72. Isola del Giglio
73. Dormire in un motel negli Stati Uniti
74. Tornare in Salento per la notte della taranta
75. Taormina
76. Tour delle Cicladi
77. Salire sull’ Orient express
78. Completare la Transiberiana
79. Svegliarmi a Singapore
80. Tornare a Cordoba
81. Rotterdam
82. Nuova Zelanda
83. Andare a trovare Gianni in Canada
84. …..Continuare ad avere tutto questo entusiasmo e non smettere mai di aver voglia di viaggiare…
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