Portogallo – (non) solo bagaglio a mano.

Spagna e Portogallo.

Io li ho sempre immaginati così, fratello e sorella.
Con quella e molto più che una congiunzione, un legame di sangue, piuttosto.

E questo Viaggio è servito ancora una volta a capire perché viaggiare non è solo una passione, un impeto, ma soprattutto una necessità: quella di scoprire cosa c’è al di là del mio naso, comprendere i miei limiti, i pregiudizi, le aspettative e semplicemente spingermi oltre loro.

A questo proposito cito un pezzetto del libro “Solo bagaglio a mano” scoperto tramite consiglio di un Amico Viaggiatore.

“A me è capitato a Kigali, capitale del Ruanda […] tutti andavano di gran carriera, come se fossero in ritardo. […] Chiesi spiegazioni a un ragazzo, occhi iniettati di malaria: “Sir, i bersagli mobili sono più difficili da colpire”. […] La guerra civile, i cecchini gli avevano insegnato qualcosa che si può applicare anche a circostanze meno drammatiche: se ti sposti sarai più difficile da abbattere. Se resti nella stessa casella, stesso quartiere, lavoro, gruppo familiare, quel gran tiratore che è il destino avrà più agio nel prendere la mira”

Mi è servito questo mini on the road per scoprire che il Portogallo non solo è un parente alla lontana della Spagna, ma è diverso nel profondo.
Cambia la lingua, ma ancora di più l’atmosfera, le persone, il cibo.

Se alegrìa è il termine che mi viene in mente quanto penso a Barcellona, ora ho capito perchè la parola d’ordine portoghese è saudade.

Non si può tradurre in Italiano, ma la parola che di più vi si avvicina è malinconia.
La stessa che abbiamo respirato a Lisbona, nella sua decadenza, nelle sue porte uniche a loro stesse, nello spettacolo di Fado a cui abbiamo assistito all’Alfama.
Quella nostalgia di un tempo passato che si percepisce in qualsiasi angolo della città, nel suo tram 28 che attraversa i saliscendi, nella riservatezza delle persone, nel loro parlare a bassa voce.
Nel contenuto festeggiamento del Capodanno, ilare sì, ma mai urlato.

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Nei miei Viaggi ci sono stati tanti colpi di fulmine, Bangkok primo fra tutti, città che non riusciranno mai a conquistarmi, Malaga per esempio.
E poi ci sono quei luoghi da capire, che non ti convincono ma che ti fanno lasciare qualcosa da tornare a riprendere.
Lisbona entra in questa lista.

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Ma ancora prima di capirlo, saliamo su un treno che ci porta a Coimbra.
E’ una sosta breve, ma intensa quanto basta per continuare il mio book-crossing con il libro di Guglielmo Lorenzo, lasciato anche questa volta in un angolo della città, precisamente da Fangas, piccola perla culinaria di Coimbra dove potersi concedere anche una buona lettura.

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Il viaggio prosegue poi verso Porto, la vera sorpresa della vacanza.
Il meteo non è stato dalla nostra: ha piovuto ininterrottamente per 48 ore, ma quando i fiumi di acqua vengono accompagnati da fiumi di Vino, si sopravvive, sorridendo!
Se poi il vino è quello di Porto, lo bevi con così tanto piacere che non sei neanche così sicura stia continuando a piovere.
E se proprio dovesse continuare…allora scatta la visita alle cantine! -Tra le migliori Cockburn’s.

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Porto ci regala anche il piacere di un nuovo amico, Rui, al quale non possiamo non chiedere dove andare a mangiare una buona Francesinha.
E lui non si limita a risponderci che la migliore della città è da Cafè Santiago, ma ci indica anche un rooftop dove poter bere un tea caldo allietandoci con la migliore vista su Porto.

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Per sdebitarci, gli concediamo una sfida Italia-Portogallo che finisce in pari merito e con la promessa di un volo verso Roma entro l’anno per Rui.

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E così, con le immagini di una città bagnata dalla pioggia, che ci ha coinvolte ed incuriosite, che ci ha spinto ad immaginarcela scaldata da sole, torniamo in camera a preparare i bagagli consapevoli che si tratterà solo di un Arrivederci.

Sciao.

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6 thoughts on “Portogallo – (non) solo bagaglio a mano.

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