Quando ad un caffè, non puoi chiedere di più.

Adoro questo posto.
È stato un colpo di fulmine quando, per la prima volta l’ho visto a Parigi ed è amore ogni volta che lo incontro.

Le pain quotidien.
È un franchising, ma non sembra.
Ogni posto appare come unico a sè, autentico.
Un’atmosfera non riproducibile altrove.

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Ma non è per l’arredamento curato nel dettaglio o per le zollette di zucchero di canna grezzo (adooooro) che voglio raccontare di questo caffè e del perché è stato così tanto intenso.

Non solo, almeno.

Il motivo ha un nome, Ivan (con l’accento sulla I, ci tiene).
Russo, francese di adozione.

Vive a Marsiglia, che mi conferma essere una delle città più pericolose d’Europa, è lì per un dottorato in Medicina.
Inizia così la nostra chiacchierata… e finiamo con l’attraversare la Russia, ci spostiamo in Europa e mi racconta dei suoi viaggi di lavoro negli States.

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Ci sentiamo entrambi cittadini del mondo, e quando gli chiedo di indicarmi un posto dove mangiare cucina tipica Russa “perché nel mio modo di viaggiare, per capire veramente un posto, bisogna provare tutto…specialmente il cibo” lui dice essere pienamente d’accordo.

Il caffè si trasforma in un viaggio, in Francia ci invita a Grenoble e noi ricambiamo offrendogli ospitalità a Roma.
Ci spostiamo a Barcellona e Francesca gli spiega perché non le è piaciuta e del perché l’ha vissuta come una triste viaggiatrice.

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Ci spiega come mai Marsiglia è una città pericolosa, gli racconto che ho visto molti posti in Spagna e che adoro ogni suo angolo.
Ci racconta della tradizione del suo paese, quando in inverno si fa il bagno a -40 gradi: “si fa un piccolo buco nel mare ghiacciato e ci si immerge per 3 volte”
Parliamo dei vini francesi, della Carbonara e dell’Amatriciana.
Ci racconta che una buona vodka deve produrre almeno 3 effetti per essere considerata tale: deve far venir voglia di cantare, di distruggere il mondo e di non dormire.
(ci è successo anche con il peggiore alcool comprato ad un discount, ma questo non glielo diciamo)

Piuttosto gli raccontiamo del nostro lavoro, gli chiediamo di insegnarci qualche parola in Russo e ci spiega alcune cose dell’alfabeto cirillico.

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Con molta fatica decidiamo di alzarci e abbandonare questo angolo di felicità per iniziare una lunga, infinita passeggiata nei vicoli San Pietroburghesi.
La città si lascia conoscere, maciniamo km e non ce ne accorgiamo. Continuano i racconti e…avete presente quando vi ho detto che gli ho chiesto dove poter mangiare una buona cucina Russa?
Ecco, è finita che stasera sarà Amatriciana home made per tutti.
Ma questa, è un’altra storia.

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“Perché proprio in Russia?”

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Fino a qualche giorno fa la risposta a questa domanda era semplicemente il frutto di una sensazione. 

Oggi è qualcosa di più di un istinto e qualche diario di viaggio.

Oggi è l’imponenza di Mosca a salire sul palco e a spiegare il perché.

Dici imponente e pensi a monumenti massicci, grattacieli importanti, opere grandiose.
No, c’è di più.

Strade enormi, una Piazza Rossa così grande da fare spavento, centri commerciali che sembrano videogiochi.
Si, ma c’è di più.

L’imponenza di Grande Madre Russia.
Di un paese che sa di essere il più esteso al mondo e che non perde occasione per ricordartelo.
Una città che non si scomoda a parlare inglese (figuriamoci Italiano), fortemente radicata al cirillico, perpetuato ovunque.

Ma se il primo giorno ti senti perso, se alla prima corsa metro non sai in che direzione stai andando nell’odissea sotterranea che ti si palesa davanti dove nessuna indicazione appare chiara (nessuna)

La realtà è che basta far passare qualche ora, beneficiare del dovuto riposo e abbandonare le reticenze europee…per accorgerti che la metro di Mosca non è un campo minato con sole scritte nemiche, ma un museo sotterraneo capace di stupirti ad ogni fermata (oltre che in grado di portarti ovunque)

Che il mare è lontano ma ci sono mille modi per far vivere l’estate. 
Mosca è tanto, infinito verde ad ogni angolo della città e la possibilità di beneficiare di svariate pause relax tra una decina di km e l’altra.

È Park Kultury, per il giorno e via Arbat per la sera dove un pullman fatto pub diventa il posto più caratteristico per brindare con due birre e vivere il Sabato sera Russo.

È cibo non troppo invitante e un Cremlino meno entusiasmante di quello che immaginavo…
È pantalone rosso, abbinato a maglietta celeste e sandalo arancione (insomma, una moda non proprio all’avanguardia)
È una città dove le sigarette si vendono a 50 rubli (pari ad un euro) ma nascoste dietro ad un telo quasi fosse contrabbando.

È la sensazione che si tratti di una città non facile da capire e dove difficilmente lasci il cuore con un breve city-break…ma questa mia Mosca è pura serenità, lunghe camminate, giornate senza orari e intense riflessioni.

Quello che cercavo, di cui avevo bisogno.

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ATTO I – Mica per davvero…

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E invece sì, per davvero.

Sarà questo lo spazio dove andranno a finire pensieri disordinati, le decisioni rigorose e quelle apparentemente tali, i lo sapevi che condivisi con le amiche di sempre, le ambizioni quotidiane e quelle che fanno capolino dal cassetto con puntuale ricorrenza. Quelle dei prima o poi.

Sarà questo lo spazio del copy-left, perchè continui a vivere il diritto d’autore ma si diffonda sempre di più la condivisione, libera, di idee, di novità, di caffè (e di posti dove andarli a prendere)
Questo qui sarà il posto dove continueranno a vivere le passioni per i viaggi, per gli eventi, quelli grandi e di lavoro ma anche quelli quotidiani, il sale delle giornate.

Sarà qui che racconterò dei fuori porta, delle andate e ritorno in giornata, dei viaggi a lungo raggio e di quelli ancora da pianificare.

Sarà qui che proverò a perdermi, per poi ritrovarmi.
E’ qui che lo voglio fare…per davvero.

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