Viaggiare, è un lungo…mangiare.

Lo so, non era esattamente così che recitava il detto.
Ma questa frase calza a pennello con il mio ultimo weekend Torinese.
Ok, è anche vero che il cibo è una componente importante in o g n u n o dei miei viaggi…ma questa volta, ho un po’ esagerato.

Riassumerei quest’ultima cartolina che porto via da Torino, intitolandola “i piaceri della vita“.
Quelli che ti fanno riscoprire i cinque sensi.
Che ti riscaldano con un abbraccio e shekerano nell’effervescenza di una risata.
Due. Tre. Un numero indefinito.

E cosi porto dietro l’immagine del buongiorno perfetto: risveglio a casa di Ale, che affaccia sulla meravigliosa Gran Madre.
Ancora per poco.
No, non spostano la chiesa.
E nemmeno casa di Ale.
Semplicemente deve trovarsi un’altra sistemazione ed abbandonare a malincuore una delle case più belle di Torino.

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La lasciamo momentaneamente anche noi con una lenta e pensierosa passeggiata lungo il Po, illuminato da un Sole alto e raro.

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È stato un weekend tetris.
Dicevo sempre così quando tornavo a Roma.
Quando tornare a casa
voleva dire incastrare colazioni, pranzi, incontri al semaforo, saluti per le scale, birre, aperitivi e slittare un appuntamento anche di una mezz’ora voleva dire irrimediabilmente: fallimento!!!
Questa volta l’organizzazione al cardiopalma è capitata a Torino.
Per questo poco dopo ci troviamo a bere seduti davanti a bagel, tea caldo e cupcakes.
Pasticceria sweet lab.
Una bakery favolosa in via Principe Amedeo, 39.

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É qui che faccio l’incontro più dolce del weekend, finalmente conosco il mio nipotino acquisito, Vittorio.

Con quella compagnia non avrei potuto desiderare e chiedere di più.
Ma questo posto merita una visita.
A prescindere.

Ci concediamo lunghe chiacchiere prima di alzarci di nuovo per un’altra direzione e intrufolarci tra i vicoli di Torino.
L’amore per questa città, croce e delizia fino a qualche mese fa, la riscopro in ogni angolo.
Passiamo nella mia piazza preferita, Piazza San Carlo, e godiamo di una delle istallazioni più belle di Luci d’artista.

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Ma stavolta è la sete di shopping ad avere la meglio: entriamo da Mondo e ci perdiamo nei racconti del commesso che incurante della chiusura del negozio, ama il suo lavoro e ci racconta di Erareclam.
Brand che rimette in vita la pubblicità realizzando cinture, borse, pouf attraverso ex cartelloni pubblicitari

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È ora di cena.
E come di consueto nei quasi due anni a Torino, se dici cena, dici San Salvario.
Stavolta optiamo per “La Piola di San Salvario” via Saluzzo, 42.
Ordino una battuta di Fassone.
Un altro must della mia vita Torinese.
Da lì i ricordi sono vaghi, effervescenti, sorridenti, allegri, nostalgici.
Ed è così che finiamo a casa di Ale, a bere un’eccellenza siciliana, a parlare di spotify, parlare di viaggi e…a pianificare il brunch della domenica.

Eh si, per fortuna il nostro fegato non si lascia impressionare facilmente, così il giorno dopo sotto consiglio di Nic ci ritroviamo da Pai bikery.

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Officina specializzata in bici da corsa, scatto fisso, single speed, ma soprattutto cibo eccellente.
Il brunch della Domenica è qui.
Con ritmi lenti, odori di casa.
È per questo che passiamo 3 ore a chiacchierare senza neanche accorgercene.

E giuro, senza neanche accorgermi che dopo qualche ora, siamo di nuovo seduti.

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Open baladin, piazza Valdo fusi.
Anche qui sono i ricordi a farla da padrone.
Monaco, la foto del “dopo 3,4,5 litri”
L’appuntamento cinema del mercoledì.
Gli aneddoti del lavoro, quelli delle uscite.
Il sano gossip tra amici.

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Quei momenti che mi gettano con forza nella nostalgia di un pezzo di vita vissuta.
Importante.
Indelebile.

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Così finisce il weekend, con una sveglia alle 5 del mattino che mi riporta a casa.
Salendo sul treno lascio un fegato, le corde vocali e un pezzo di cuore.
Che sommate alle 47379953 calorie darebbero un bilancio decisamente negativo.
Ma la verità, è che non vedo l’ora di tornare.

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Giardino di Ninfa – e il curioso caso di Benjamin il rospo –

Premesso che non so per quale motivo le mie due migliori amiche lo hanno fatto, posso però dire che entrambe, in maniera cosciente e consapevole, hanno lasciato che decidessi io il programma della Domenica.

Alla mia ennesima, sfiancante, proposta di una gita fuori porta, hanno infatti acconsentito: e allora, che Giardino di Ninfa sia!

Di sicuro non è per mancanza di alternative che hanno detto (la mostra di Escher per esempio era lì ad attenderci), e nemmeno perché fosse propriamente dietro l’angolo (la sveglia che suona di domenica non fa mai piacere, soprattutto se ti costringe alle 9:00 fuori dal letto) ma tant’è: si parte!

Il Giardino di Ninfa esisteva nel mio immaginario solo per qualche foto vista qua e là e per la consapevolezza che è possibile entrarvi solo qualche giorno all’anno – necessariamente accompagnati da una guida-
E si sa, il proibito aumenta sempre il piacere.

Così dopo un’oretta abbondante di passeggiata in macchina, e con un caldo siderale a farci compagnia, arriviamo.

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Ad attenderci un sole altissimo (un pó di più dei ragazzi in deltaplano sopra di noi)
Ci concediamo un pranzo veloce e un sano tergiversare sui piaceri del caffè.
Ormai un must dei miei dopo pranzo.

Cominciamo a chiacchierare del piacere di svegliarsi con l’odore del caffè e finiamo concordando sui poteri indiscutibile della caffeina.

Ecco appunto, è ora di entrare.

Nei 10 minuti di coda alla biglietteria, sentiamo un signore parlare di una probabilmente pioggia di lì a poco. Ma fa troppo caldo e siamo troppo curiose di scoprire questa Ninfa tanto declamata, per poter decidere di credergli.
Lo ignoriamo…si entra!

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Conosciamo subito Alessio la nostra guida. Anzi, conosciamo subito Alessio, la nostra prolissa guida.
Ci racconta le origini di questo posto e la sua appartenenza alla famiglia Caetani.
Scopriamo che questo Giardino fa parte dei 10 più belli del mondo.
Rimaniamo colpite dal continuo cambio di vegetazione, dalla presenza di ruderi appartenuti all’epoca di Bonifacio VIII, ormai perfettamente mescolati con la natura circostante.
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Nonostante un racconto non troppo coinvolgente da parte della nostra guida, siamo sempre più curiose di scoprire le meraviglie di questo posto, se non fosse che dopo appena un quarto d’ora dal nostro ingresso, si scatena IL temporale.
Sì, con l’articolo maiuscolo, di quelli che non accennano a smettere!

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Sarà perché io ho chiesto a Francesca se fosse stato Mosè a camminare sulle Acque, o per colpa di Viviana che di lì a poco gli ha attribuito la paternità dell’Arca (povero Noè) che si è scatenato il putiferio.
Iniziamo a correre e saltellare da un albero all’altro cercando riparo in un posto dove i ripari non sono stati concepiti.

Natura, Natura e Natura
Tanta natura tant’è che faccio l’incontro più fortunato della giornata: il mio principe azzurro diventato rospo.
(Si, una storia atipica. Il mio principe azzurro è tipo Benjamin Button, è nato principe e morirà rospo. Giuro che c’ho provato a dargli una scossetta, ma non c’è verso!)
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Dopo l’idilliaco incontro decidiamo di abbandonare la nostra guida per seguire un altro gruppo che, incurante della pioggia, continua l’itinerario.
Decidiamo di essere temerarie.
Mai scelta di più sbagliata.
Basta un attimo per diventare completamente zuppe.
Bagnate interamente dalla testa ai piedi.
Troppo per pensare di poter aspettare che spiova.
Troppo poco per non rendersi conto che la pioggia conferisce a questo posto e alla nostra avventura un fascino esaltante.
Apprezziamo i colori più vivi ed intensi dell’autunno e ci concediamo qualche scatto.

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Dopo poco corriamo verso la macchina e beneficiamo dei poteri del riscalndamento.
Chiacchierando su ciò che abbiamo appena visto (e dei fiumi d’acqua che più che ammirato, abbiamo preso!) ancora mi sbalordisco dell’assenza di insulti da parte delle mie compagne di (dis)avventura.

Ma è così, con in mente una sola immagine a farmi compagnia, che dimentico i vestiti bagnati e inizio a fare programmi per la nostra prossima Domenica insieme.

Ok, ok…prima controlliamo il meteo.
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