72 ore a Catania

Il rischio di una toccata e fuga in un posto, è che se non riesci a governare la sete di vedere, fare, visitare, scoprire….alla fine succede che ti ritrovi con il costume da bagno a fare la fila davanti al botteghino di una basilica con lo scontrino per un mojito, dopo aver fatto colazione.

Noi non abbiamo voluto correre il rischio: ce la siamo goduta!
Non abbiamo mangiato gli arancini di Savia e dovuto rinunciare all’escursione sull’Etna è vero, ma sono solo due dei tanti motivi per cui torneremo.

Gli altri si trovano in ordine sparso nelle 72 h trascorse in un posto così straordinario.

Diciamo che se penso all’inizio…ricordo di aver temuto per più di qualche minuto di non poterlo raccontare questo viaggio.
Il perché sta nelle pupille dilatate dello steward di Ryanair, nella sua ironia macabra, nell’inglese sbiascicato e nel suo insolito modo di aprire sportelli e cassettoni dell’aereo (ora ho la prova-provata che siamo diretti discendenti delle scimmie)

Ma è andata! (fiuuuuu)
Arriviamo a Catania, troviamo Fabrizio ad attenderci e grazie a lui e alla sua ospitalità iniziamo a familiarizzare con il posto (familiarizzare = mangiare la prima cartocciata di una lunga, infinita, serie, all’ 01:30 di notte)

Ora, per chi non avesse ancora avuto il piacere (RIMEDIATE) una brevissima spiegazione:
“Cartocciata” dicesi uno degli elementi più rappresentativi della Tavola Calda siciliana.
Tavola Calda siciliana dicesi patrimonio dell’umanità!

E’ bastato poco per familiarizzare, e ancora meno per ingrassare quei 2-3 kg che la mia adorata Sicilia è solita regalarmi.
Ma si sa è una terra generosa ed io la amo anche per questo.

Continua il tour notturno per il centro di Catania e finiamo ad Acitrezza con un Mojito espresso e la spiegazione di Tina sulle proprietà benefiche di questa magica pozione del divertimento perchè vedi Fabrizio, il Mojito è un ottimo drenante consigliato da tutti i dottori e soprattutto è un pasto completo: c’è la verdura, la frutta, le proteine dell’alcool…
Ecco tutto si può dire a questa ragazza tranne che non sia convincente.

Giusto qualche ora di sonno in un letto comodo ed ospitale che siamo pronti a ripartire, direzione Lido San Lorenzo.

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Dopo il tour dello scorso anno, che la Sicilia avesse degli angoli di paradiso e delle spiagge stupende non era un segreto, ma ancora una volta, di fronte ad un’Acqua così cristallina non si può non rimanere a bocca aperta.

Se poi ci metti che ho ordinato una brioches con granita di gelsi e panna, la bocca diventa piena e soddisfatta.

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Dopo un bagno, qualche selfie, molti, troppi spritz con il tramonto a farci compagnia ci rimettiamo in viaggio per raggiungere Marzamemi.

E se vi capita di andare, è lì che troverete il mio cuore: un colpo di fulmine continuo con ogni suo angolo.
Un piccolo borgo di marinai dove il tempo sembra scorrere più lento rispetto al consueto muoversi delle lancette.
Una piazzetta dove si respira un’atmosfera autentica e genuina.
I pescherecci arenati al porticciolo, il sole che tramonta piano piano…mi sono innamorata.

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Ma il romanticismo si fa presto da parte per lasciare spazio ad un pò di sana movida Catanese, salutiamo Fabrizio, lo ringraziamo per l’ospitalità e per aver fatto da Cicerone in terra straniera e giusto il tempo di lasciare le valigie nel nostro nuovo nido d’amore che ci ritroviamo nel caos ordinato di Via Santa Filomena.

Ecco, come fai a non amare una città che all’1 di notte ti permette di sederti ad un ristorante ed iniziare a cenare?
Soprattutto se il posto si chiama FUD ed ogni particolare concorre a deliziare i cinque sensi.

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Non ci facciamo spaventare dall’ora tarda e in pochi minuti ci troviamo davanti ad una birra artiginale, un trittico di benvenuto offerto dalla casa e dopo un leggero imbarazzo della scelta tra le specialità della casa optiamo per un hamburger di melanzane.
Mai scelta fu più azzeccata.

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La serata prosegue in scioltezza, molta scioltezza… tant’è che il moscow mule ce lo facciamo da sole mentre decidiamo cosa fare il giorno dopo.

Non so se è merito del cocktail home made, ma non potevamo scegliere programma migliore per la nostra domenica siciliana.

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Dopo una colazione veloce decido di portare Tina da Wine & Charme, un’enoantiquoteca degna di nota (e degna di uno spazio dedicato qui dentro) dove ad accoglierci troviamo il sig. Antonio.
Stavolta lo riconosco subito e anche questa volta è palpabile la passione per quello che fa, l’assoluta dedizione e l’amore per la sua terra.
Forse è anche per questo che quando confessiamo di aver fatto colazione con un cappuccino quasi ci rimprovera: “La colazione a Catania è con granita e Brioche“.
Per redimerci accettiamo il suo il invito ad assaggiare il liquore al pistacchio: anche se sono appena le 11:00 non ce ne pentiamo.

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Così come non ci pentiamo degli altri due consigli che riceviamo in risposta alla nostra richiesta.
Mare e Cena a base di pesce crudo.

La prima domanda ci porta ad Acitrezza.
E dopo un rilassante giro turistico con tanto di pullman a due piani, ci ritroviamo a nuotare tra pesciolini e faraglioni.

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Non potremmo chiedere di più, ma decidiamo di spingerci oltre ed è un attimo che davanti abbiamo un spritz “perchè l’aperitivo è uno stato d’animo” e noi ci sentiamo così: libere e spensierate.

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La stessa libertà con la quale poi a cena ci ritroviamo sole solette all’Ambasciata del mare e decidiamo di ordinare Ostriche, Gamberi Crudi, Anelli, Alici, Scampi, Salmone, Pasta con Pesce Spada, Cartoccio Misto, e bagnare il tutto con un ottimo Etnea Bianco.

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Uno dei momenti più intensi della vacanza.
Non per il pesce delizioso ma per la compagna di questo viaggio.
Per lo scambio, la condivisione, la scoperta di aver provato le stesse paure, per i pezzi di vita simili per quelle risate trasformate in lacrime e poi di nuovo in spensieratezza davanti ad un mojito.

Così si conclude questo viaggio stupendo: con poche ore di sonno, un arrivo all’aeroporto con un autista bizzarro, la perenne acidità di stomaco data dalla dieta siciliana fatta di spritz e cartocciate e la corsa contro il tempo per l’acquisto di un souvenir a base di ricotta e cioccolato.

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Perché si sa… le diete del Lunedi, non hanno mai funzionato!

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Milano e la relatività del tempo.

Ultimo viaggio: Milano.
5 giorni vissuti come…10? due settimane? un mese? …boh, cognizione del tempo persa.

Prima tappa: Piazza Gae Aulenti, evento Williams Martini Racing.

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Quei momenti di lavoro che ti ricordano perché lo ami, questo lavoro.
E perchè lo hai scelto.
Ore, settimane, mesi, a lavorare su qualcosa che sembra astratto (o a sentire le tue colleghe farlo, in questo caso)
Sposta la linea, metti il logo più grande, l’Artista è allergico alla moquette cambia albergo
E poi finalmente…BAM!

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XXV Aprile 10
Ti ritrovi davanti a tutto il Lavoro, sembra svanire qualsiasi fatica, riesci a godere delle soddisfazioni, quelle grandi, quelle meritate.

Anche in un momento, come questo, in cui in realtà non lo ricordi così bene perchè hai scelto questa strada…e quindi è tutto un pò in discussione.

Discussione aperta al confronto, con te stessa, con la realtà che ti circonda, con stimoli esterni e nuovi.

E Milano ben si presta a questo. E alla voglia di camminare senza meta.
Brera. I suoi negozi. I concept store. L’aria che si respira.

Un quartiere che sembra uno stato d’animo.
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Ed è in Momenti come questo che amo camminare, macinare km, osservare, catturare per rielaborare o anche solo per godere del momento.
E sono questi i momenti in cui amo passare del tempo da sola.
SOLA.
Perchè l’unico desiderio è poter assecondare i miei tempi e nient’altro.

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Quanto amo quei “dobbiamo parlare” che rivolgo a me stessa.
Che mi fanno andare a fondo nelle cose. Sviscerandole.

Stavolta è passeggiando per Corso Como, dopo l’ultima serata di evento, che ho dato appuntamento davanti ad un caffè, alle mie domande.

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Prima di una full immersion davanti al computer
(Ecco, dicevamo, perchè l’ho scelto questo lavoro?!)
E’ stato bello passeggiare, fermarsi, ordinare il mio caffè e apprezzare un momento di relax, di pace interiore.

Pieno di domande è vero, ma con la consapevolezza, che a prescindere da come e quando, troveranno una risposta.

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Ed ora?
Ora ho tolto il maglioncino dalla valigia e infilato costume e pareo.
La Sicilia mi aspetta.